È polemica sul fronte della giustizia dopo le dichiarazioni di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati, che ha criticato duramente un post pubblicato sui social e attribuito al segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, post che, come osservato dallo stesso Rampelli, non risulta più visibile.
Secondo Rampelli, il livello del confronto portato avanti dall’Anm avrebbe ormai assunto connotati sempre più politici e sempre meno di merito, sconfinando in una polemica ideologica che, a suo giudizio, risulta incompatibile con il ruolo di rappresentanza della magistratura.
Il post contestato sui social
Al centro delle critiche vi è un post che, secondo quanto riferito da Rampelli, sarebbe stato pubblicato da Maruotti sui social e nel quale veniva condivisa l’immagine di un recente episodio di cronaca avvenuto negli Stati Uniti durante un’operazione delle autorità federali a Minneapolis. Nel testo, sempre secondo Rampelli, il segretario dell’Anm avrebbe associato quell’episodio alla riforma della giustizia promossa dal governo Meloni e dal ministro Nordio, scrivendo:
“Anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”.
Un accostamento che Rampelli ha definito “falso e violento” sul piano del confronto pubblico, oltre che gravemente offensivo nei confronti del dibattito istituzionale.
“Nemmeno Conte e Schlein sono arrivati a tanto”
Nel suo intervento, Rampelli ha sottolineato come, a suo giudizio, neppure leader politici dell’opposizione come Giuseppe Conte ed Elly Schlein si siano spinti a un simile livello di radicalizzazione del linguaggio. Il vicepresidente della Camera si è inoltre interrogato sulle modalità con cui il post sarebbe stato successivamente rimosso o reso non più visibile, chiedendosi se ciò sia avvenuto per iniziativa autonoma o a seguito di sollecitazioni interne all’Anm o di natura politica.
Il tema della neutralità della magistratura
Rampelli ha infine richiamato il principio costituzionale della neutralità della magistratura, anche nella sua apparenza esterna, osservando che in un sistema di “giustizia giusta” basterebbe il timore di una sanzione del Csm per evitare esternazioni di questo tipo. Un riferimento che, secondo il vicepresidente della Camera, rafforza la necessità di procedere con una riforma del sistema giudiziario, anche alla luce di vicende passate che avrebbero minato la credibilità dell’autogoverno della magistratura.
“Il dottor Maruotti è un pubblico ministero”, ha concluso Rampelli, “e la giustizia attraversa la vita di tutti. La politicizzazione ostentata di alcune toghe rende ancora più urgente l’affermazione del giusto processo”.