Ritrovare se stessi tra arco e silenzio: torna "Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco" di Eugen Herrigel

Il gesto che nasce senza forzare: Herrigel racconta lo Zen attraverso il tiro con l’arco e la trasformazione interiore.

Ritrovare se stessi tra arco e silenzio: torna "Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco" di Eugen Herrigel

Milioni di persone lo hanno avuto nella tasca del giaccone o nello zaino, dilaniato di sottolineature, appunti e note. E' Un classico della filosofia del Novecento che torna in una nuova e pregevole edizione arricchita da illustrazioni: “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” di Eugen Herrigel pubblicato, per la prima volta in Italia da Adelphi, racconta il cammino interiore della disciplina, dell’attesa e del lasciar andare.

"Chi tira con l'arco mira a sé stesso - ma, al tempo stesso, non mira a sé stesso - e così facendo centra forse sé stesso - ma non centra sé stesso" scrive Herrigel nelle prime pagine aggiungendo che quindi chi tira con l'arco è "contemporaneamente colui che mira è il bersaglio, e colui che colpisce è colui che é colpito". Lasciar andare è una delle espressioni più abusate del nostro tempo, alcuni lo hanno fatto diventare un mantra.

Viene ripetuta come un precetto, una formula di sostegno, spesso senza conoscerne davvero il senso. Ma lasciar andare non è rinunciare, né smettere di desiderare. È un atto complesso, che richiede disciplina, concentrazione e una profonda fiducia nel trascorrere del tempo.

Il volume guida il lettore proprio in questo cammino: in quel punto invisibile e incommensurabile in cui l’azione smette di essere forzata e diventa necessaria. Non insegna i passi che aiutano a colpire un bersaglio, ma cosa accade quando si cessa di volerlo dominare. In un mondo che ci chiede continuamente di verificare, accelerare, produrre, questo libro propone una direzione diversa: imparare a stare, come stare nel mondo senza forzarlo.

Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco racconta l’esperienza di Eugen Herrigel, professore di filosofia all'università di Heidelberg, che negli anni Venti si trasferisce in Giappone e decide di avvicinarsi al kyūdō, l’antica disciplina del tiro con l’arco. Ma quello che inizia come un apprendistato tecnico si trasforma presto in un percorso radicalmente diverso: non si tratta di imparare a colpire un bersaglio, bensì di trasformare il proprio modo di essere.

Il maestro giapponese che guida Herrigel non corregge la postura con spiegazioni razionali, non insegna “come fare”. Chiede, piuttosto, di attendere, respirare, ripetere. Di lasciar cadere l’ansia del risultato. L’arciere deve diventare vuoto, disponibile, attraversabile dal gesto. Solo allora, l’arco scocca la freccia “da sé”. Il libro mostra come lo Zen non sia una filosofia astratta, ma una pratica che riguarda il corpo, il tempo, l’attenzione.

Il tiro con l’arco diventa una metafora potente del percorso interiore: finché vogliamo arrivare, non arriviamo; finché vogliamo controllare, sbagliamo. È una lezione che entra in attrito con la mentalità occidentale della prestazione, e proprio per questo risulta oggi sorprendentemente attuale.

Eugen Herrigel racconta il proprio spaesamento di fronte a una disciplina che rifiuta le categorie a cui è abituato. Non c’è progresso misurabile, non c’è un traguardo chiaro, non c’è una ricompensa immediata. Il bersaglio, paradossalmente, non è l’obiettivo principale.
Il cuore del libro sta proprio in questa tensione: l’apprendimento come perdita di controllo.

Herrigel scopre che l’atto autentico nasce solo quando il soggetto smette di imporsi sull’azione. Il gesto corretto non è il frutto della volontà, ma dell’abbandono. Non è l’io che agisce, ma qualcosa che accade attraverso l’io.
La nuova traduzione restituisce al testo una dimensione visiva e sensibile, non solo linguistica: gli acquerelli di Nicola Magrin accompagnano il lettore in un paesaggio interiore fatto di silenzi, respiri e spazi aperti e la postfazione di Agnese Grieco contestualizza l’opera come una vera e propria pietra miliare del pensiero spirituale contemporaneo.

Eugen Herrigel è conosciuto soprattutto per aver introdotto il pensiero zen in Europa attraverso un’esperienza diretta e vissuta. Il suo interesse per la mistica orientale nasce da una ricerca filosofica profonda sul rapporto tra soggetto e azione, volontà e conoscenza. Il soggiorno in Giappone segna una svolta decisiva nel suo percorso intellettuale.

L’incontro con lo Zen lo porta a mettere in crisi l’impianto razionalista occidentale, aprendo lo spazio a una forma di sapere non concettuale, incarnata, esperienziale. “Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco” non è un trattato, ma una testimonianza: un attraversamento che trasforma chi lo compie. Herrigel non scrive per insegnare lo Zen, ma per mostrare cosa accade quando ci si espone davvero a un’altra visione del mondo. È questo che rende il suo libro ancora vivo e attuale: non la pretesa di spiegare, ma il coraggio di raccontare un cambiamento.

Eugen Herrigel
"Lo Zen nell’arte del tiro con l’arco"
UBILIBER EDITORE