Rizzo contro l’euro digitale: “Nuovo strumento di controllo, non di libertà”

Il leader di DSP: «Stesso copione dell’euro negli anni Novanta. Decisione calata dall’alto, senza dibattito democratico»

Rizzo contro l’euro digitale: “Nuovo strumento di controllo, non di libertà”

Marco Rizzo torna ad attaccare frontalmente il progetto dell’euro digitale, definendolo «un’operazione politica di centralizzazione del potere monetario» mascherata da innovazione tecnologica. In un intervento diffuso sui suoi canali social, traccia un parallelo diretto con l’introduzione dell’euro negli anni Novanta, quando, ricorda, «ci promisero ricchezza, stabilità e modernità» citando la profezia di Romano Prodi.

Secondo Rizzo, quelle promesse si sono tradotte in «salari reali stagnanti, squilibri territoriali crescenti e vincoli sempre più stretti», con crisi economiche cicliche pagate dai cittadini. Oggi, sostiene, la stessa logica si ripresenta con l’euro digitale: cambia il linguaggio, ma non il copione politico.

Il leader di Democrazia Sovrana e Popolare contesta soprattutto il metodo con cui si sta procedendo. A suo giudizio, il progetto non nasce da una richiesta popolare, ma da una scelta delle élite tecnocratiche europee, senza referendum né reale consultazione pubblica. Il risultato, secondo Rizzo, non sarebbe una liberazione dal controllo dei grandi circuiti privati, bensì «un cambio di padrone»: dal sistema finanziario privato a un’autorità pubblica sovranazionale guidata dalla BCE.

Particolarmente critica è anche la posizione sulle rassicurazioni circa il mantenimento del contante. «Lo dicevano anche delle banche di quartiere, dei servizi pubblici e delle tutele sociali», scrive Rizzo, ricordando che nel tempo sono arrivate deroghe ed emergenze che hanno ridotto diritti e garanzie. Per questo teme che un euro digitale «programmabile» possa diventare uno strumento di sorveglianza economica e controllo sociale.

La sua conclusione è netta: «Domani potremmo trovarci in un sistema più sorvegliato, più rigido e meno autonomo per i cittadini». Da qui la domanda politica che lancia al Paese: «Vogliamo davvero consegnare la nostra vita economica a un’infrastruttura monetaria centralizzata?».

La risposta di Rizzo è altrettanto chiara: «Io dico di no, sulla base dei fatti, non delle favole».