C’è un momento, sulle piste dell’Alpe Cimbra, in cui il silenzio della montagna sembra fermarsi. Non è una gara, non c’è cronometro, non c’è podio. C’è solo una discesa che vale più di qualsiasi medaglia: quella di Michel Roccati, atleta paraplegico con lesione midollare completa, che grazie alla scienza e alla tecnologia sta tentando qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile. Sciare in piedi.
Il progetto si chiama Beyond Human Potential e rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi nel campo della ricerca applicata allo sport e alla riabilitazione. Dopo mesi di studio, prototipi e prove tecniche, il programma ha appena superato una tappa cruciale: la fase di test in pista. Un passaggio decisivo che apre ora alla fase finale di perfezionamento dell’attrezzo progettato su misura per Michel.

L’idea è semplice solo in apparenza: permettere a un atleta con una lesione midollare completa di tornare sulla neve in posizione eretta e in autonomia. Dietro questa visione, però, c’è un lavoro complesso che unisce medicina, ingegneria e ricerca neuroscientifica.
Sulle piste dell’Alpe Cimbra, il nuovo dispositivo ha dimostrato di poter funzionare. Michel è sceso con l’attrezzo progettato per manovrare gli sci e garantire stabilità, controllo e sicurezza. Non è ancora la versione definitiva, ma è il segnale che la direzione intrapresa è quella giusta.
“Finalmente, dopo tanto lavoro, siamo scesi in pista con Michel”, racconta Tommaso Balasso, fondatore di Scie di Passione e tra i principali promotori dell’impresa. “È un traguardo importante: lo renderà il primo paraplegico al mondo a scendere in pista con un attrezzo progettato per permettergli di sciare in piedi”.
La prova in pista ha rappresentato il momento della verità. I test hanno confermato la validità dell’impostazione tecnica, ma hanno anche evidenziato alcuni dettagli da perfezionare prima della fase conclusiva. Il team è già al lavoro per ottimizzare il dispositivo e tornerà nelle prossime settimane sulle piste trentine per collaudare la versione finale.
Per Michel, però, questa sfida non riguarda solo la tecnologia o lo sport. È qualcosa di più profondo.

“Scendere in piedi non significa tornare a prima dell’incidente”, spiega. “Significa accettare che il movimento può cambiare forma e che, con il tempo e la ricerca, anche ciò che sembra interrotto può trovare un altro modo per esistere”.
Dietro questa impresa c’è un lavoro scientifico di altissimo livello. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca sviluppato dal Politecnico Federale di Losanna (EPFL) e dall’Ospedale Universitario di Losanna (CHUV), che negli ultimi anni hanno già permesso a Michel di recuperare alcune funzioni motorie grazie alla stimolazione neuromodulata della colonna vertebrale.
Dal 2020, grazie a un impianto di elettrodi spinali e a sistemi di algoritmi e sensori, Michel è riuscito a tornare a camminare, salire le scale e recuperare schemi motori complessi. Beyond Human Potential rappresenta un ulteriore passo avanti: portare quella tecnologia anche su un terreno dinamico e complesso come una pista da sci.
L’attrezzo sviluppato per questa sfida è il risultato di un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto ingegneri, meccanici e ricercatori. Un dispositivo progettato letteralmente attorno al corpo di Michel, adattato alla sua fisicità e alle sue esigenze.
Il sistema integra una struttura collegata direttamente agli sci, un meccanismo frenante intelligente per garantire sicurezza e controllo, attuatori elettrici posteriori alimentati a batteria che regolano l’apertura degli sci in tempo reale e un manubrio che consente all’atleta di mantenere equilibrio e guidare il movimento.
Non si tratta solo di restare in piedi. L’obiettivo è permettere a Michel di scegliere la traiettoria, controllare la discesa e ritrovare la sensazione di libertà che lo sci rappresenta.

“La macchina non è solo tecnologia”, sottolinea Balasso. “È il risultato di competenze, passione e collaborazione. È la dimostrazione di come corpo, scienza e tecnologia possano riscrivere i limiti del possibile”.
Se i prossimi test confermeranno i risultati ottenuti finora, Michel Roccati potrebbe diventare il primo atleta paraplegico al mondo con lesione midollare completa a sciare in piedi. Un traguardo che non riguarda soltanto lo sport, ma apre nuove prospettive per la riabilitazione e per l’uso della neurotecnologia applicata al movimento umano.
Sulle piste dell’Alpe Cimbra, intanto, la sfida continua. Perché a volte la montagna più difficile non è quella davanti agli occhi, ma quella che la scienza e il coraggio provano a scalare insieme.