Roma, designer costretta a chiudere: “Souvenir prodotti in Cina restano, io no!”

La vicenda riaccende il dibattito sulle regole del centro storico di Roma e sulle difficoltà per piccoli imprenditori e creativi che lavorano nel cuore della città.

Roma, designer costretta a chiudere: “Souvenir prodotti in Cina restano, io no!”

Una fashion designer di Roma rischia di dover chiudere la sua attività in pieno centro storico, nonostante produca magliette e articoli con il proprio stile e segua le norme fiscali. La titolare ha denunciato la situazione attraverso un video sui suoi canali social. La vicenda solleva interrogativi sulle regole che, secondo lei, favoriscono alcune attività a scapito di altre.

La designer, titolare del negozio in via dei Banchi Nuovi dal 2021, racconta con un video su Tiktok di aver subito un controllo dei vigili urbani: “Mi hanno contestato che la mia attività non ha i requisiti per operare in zona centro storico perché non risulto artigiana. Devo lasciare il negozio il 15 marzo, nonostante io produca le grafiche e assembli direttamente le mie magliette”.

Il problema nasce da una variazione societaria del 2025: passando da partita IVA individuale a società, il suo commercialista non ha presentato la SCIA aggiornata. La designer ha ricevuto un verbale di 3.500 euro, ma la sanzione non basta: il decreto legge del 2023 prevede che solo le attività artigianali possano operare nel centro storico.

“Non ho macchinari per produrre fumi, non creo disturbo, ma assemblo i miei prodotti in negozio - spiega - ma il sistema mi esclude per un tecnicismo. Altri negozi di souvenir, prodotti industrialmente in Cina o altrove, possono restare aperti, mentre io no”.

A complicare la situazione, il piccolo spazio ristoro interno al negozio è stato contestato: “Ho un divano, un frigo, uno spazio per riscaldarmi il pasto mentre lavoro - racconta - ma per i vigili sembra abitabile e quindi non va bene. Dovrei lasciarlo in condizioni spartane, senza poter rendere il mio lavoro confortevole”.

La designer denuncia un paradosso: attività industriali prodotte all’estero vengono considerate artigianali e possono restare, mentre chi crea e assembla in proprio deve chiudere. La vicenda mette in luce le difficoltà di piccoli imprenditori e professionisti creativi nel rispetto delle norme del centro storico di Roma.