Sanremo 2026, partiti. E non è stata buona la prima per la 76esima edizione del Festival, che sembra accusare la stessa stanchezza del direttore artistico, Carlo Conti, artefice lo scorso anno di 5 serate da record e ora frettoloso di tirare i remi in barca per quanto riguarda il suo compito all'Ariston. La scelta di 30 canzoni la dice lunga, non solo sulla scaletta.
La prima serata è stata una maratona musicale interminabile, a tratti tediosa, con buona pace dello show televisivo, che certo non avrebbe mai potuto fare affidamento sulla co-conduzione di Can Yaman, granitico nella presenza scenica, decisamente meno in quella artistica. Ma almeno è stata la rivincita delle vallette. Non male Laura Pausini, che però non ha fatto niente se non Laura Pausini che conduce, quindi ça va sans dire anche qui. Nessun guizzo, nessun colpo di scena, nessuna risata di pancia, neanche con le brevi incursioni di Vincenzo De Lucia che imitava sempre la Pausini. Il momento più divertente della serata è stata la chiacchierata con la centenaria Gianna Pratesi.
Una manciata le canzoni belle. Toccante e immensa Serena Brancale, intensi Fedez e Masini, sorprendente Fulminacci. Notevoli Ditonellapiaga, Tommaso Paradiso, Arisa, Sayf. Ospitata perfetta quella di Tiziano Ferro, provvidenziale il revival di Max Pezzali sulla nave alle undici e mezza passate - quando la noia aveva ormai preso il sopravvento -, non pervenuta Gaia sul palco di piazza Colombo.
Doveroso l'omaggio a Pippo Baudo, in apertura, poi il ricordo di Maurizio Costanzo e ancora una serie di altre commemorazioni che per un attimo ci hanno fatto sentire in chiesa il 2 novembre. Ma Conti l'aveva promesso in conferenza stampa: "Sarà un Festival cristiano e democratico". Per ora ci si annoia tutti.