Quando la musica diventa intrattenimento, vuol dire che siamo alla quarta serata del Festival di Sanremo. La puntata dedicata alle cover - che ha fatto capolino per la prima volta sul palco dell'Ariston nel 2005, con Paolo Bonolis, poi diventata un appuntamento fisso del venerdì dal 2015 a oggi (grazie a Carlo Conti che l'ha reintrodotta) - è ormai un cult. Un format che si conferma vincente anno dopo anno, e che soprattutto in un'edizione come questa - scarica dal punto di vista del varietà - fa la differenza.
I trenta Big in gara si sono esibiti con uno o più ospiti, reinterpretando grandi hit italiane e internazionali. Un livello musicale altissimo - a parte qualche eccezione -, che ha fatto dimenticare per quasi cinque ore di diretta quel desiderio di colpo di scena che quest'anno manca, insieme a una verve artistica necessaria dal punto di vista televisivo. Il pubblico - insieme alla giuria della stampa e delle radio - ha premiato l'originalità, consegnando la vittoria a Ditonellapiaga e Tony Pitony, che hanno portato sul palco una versione molto eclettica di "The lady is a tramp". Al secondo posto Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, che sulle note di "Hit the Road Jack", di Ray Charles, hanno trasformato l'Ariston in una casa del jazz. Iconici. Al terzo posto, invece, il bel canto di Arisa con "Quello che le donne non dicono", insieme al Coro del Teatro Regio di Parma.
Gradito - ma meno brillante dell'anno scorso - il ritorno di Bianca Balti in veste di co-conduttrice. Deludente, invece, la sorpresa di Alessandro Siani, spalla comica di Conti per una sera. La comicità si conferma non essere il forte di questa edizione.