Franco Battiato manca da cinque anni ma in vita è stato una presenza invisibile.
Calcara, lei ha curato la mostra al Maxxi di Roma che si può visitare fino ad aprile. Innanzitutto, lei ha conosciuto personalmente Battiato?
Franco Battiato è stato un anti-divo, ma in questa sua dimensione di aristocratico distacco dal mondo mass-mediale più inflazionato è riuscito ad emergere ad icona: la sua inconfondibile immagine, e tutta la sua estetica in generale, originale ed inimitabile e visibilissima, oggi più che mai.La mia fortuna, essendo romano, è stata di essere sempre presente alle numerose apparizioni di Battiato nella Capitale. In quelle occasioni, alla fine dei suoi concerti, ho avuto più volte modo d'incontrarlo e scambiare alcuni pensieri con lui, come racconto non senza emozione nell'introduzione del mio recente libro "Battiato svelato", uscito per Rai Libri.

Il filo rosso che una persona nata nel Duemila può impugnare per non perdersi nell’oceano della produzione di Battiato?
Due percorsi sono possibili per attraversare la vita creativa di Battiato. Uno analitico e storiografico, l'altro puramente emozionale.La mostra al museo MAXXI segue un percorso espositivo che comincia dalla metà degli anni '60 - quando Battiato si trasferisce dalla Sicilia a Milano, a cercar fortuna - e prosegue di decade in decade alla scoperta della sua evoluzione professionale e umana. In questo modo è possibile avere una veduta generale di quella straordinaria esistenza. Oppure puntando a caso il dito su una delle tante stelle dell'universo Battiato, per emozionarsi con un suo album musicale, un suo dipinto, un suo film, un suo documentario.

Nella presentazione dell’esposizione si legge di inediti del maestro siciliano, può raccontarne un paio che svelano un lato assolutamente ignoto al pubblico?
Tra i molti oggetti inediti che presentiamo in mostra, dovendo fare sintesi e raccontarne due soli: il sintetizzatore VCS3 di Battiato, che rappresenta una vera e propria rivoluzione nel modo di fare musica all'inizio degli anni '70 - ricordiamo che Battiato cominciò ad usare questo synth prima dei Pink Floyd e di Brian Eno - e i libri di Franco Battiato, che abbiamo portato dalla sua abitazione di Milo, riproducendo il tavolo che ho visto nel suo studio di lettura. Questi libri compongono il mosaico culturale di Battiato; leggendo gli autori, i titoli, gli argomenti d'interesse, tornano immediatamente alla mente le canzoni e le storie che racconta il Maestro.

La domanda delle cento pistole: se Battiato fosse ancora in vita, avrebbe continuato nella sua esplorazione? Un’ipotesi di dove lo avrebbe condotto la sua ricerca?
Certamente sì. Battiato è stato sin dall'inizio un pioniere, uno sperimentatore infaticabile, curioso e pignolo, sempre pronto ad aprirsi a nuove soluzioni di ricerca e tecnologiche. Ha unito tradizione e cambiamento crendo una miscela unica per stile ed estetica. Ha anticipato tutti, dal suono dei synth nell'album "Fetus", ala potenza sonora di "Gommalacca", fino all'ologramma visivo sul palco nell'opera "Telesio". Anche oggi ci avrebbe stupito con la sua ricerca avveneristica, col suo modo unico di fare arte totale.
Battiato e Pasolini. Ha trovato dei punti di contatto?
Due poeti, uno del Sud e uno del Nord ma profondamente italiani, ben consci della loro provenienza ancestrale. Entrambi si autodefinirono "proletari dello Spirito". Due padri della nostra Cultura, e le loro parole resteranno scolpite a futura memoria.