“Sostituiti dall’IA”: 37 lavoratori licenziati a Venezia

La riorganizzazione di un’azienda riapre il confronto sull’impatto delle nuove tecnologie e sulla necessità di preparare lavoratori e imprese.

“Sostituiti dall’IA”: 37 lavoratori licenziati a Venezia

La notizia dei 37 dipendenti licenziati nella sede veneziana di InvestCloud ha acceso il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro. Secondo quanto emerso, la decisione rientrerebbe in una riorganizzazione aziendale che prevede una maggiore centralizzazione delle attività e l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici basati sull’IA.

Il caso riguarda l’ufficio dell’azienda nella città di Venezia, dove 37 lavoratori sono stati coinvolti in un piano di ristrutturazione. Nelle ricostruzioni diffuse nei giorni scorsi, l’intelligenza artificiale è stata indicata tra gli elementi che avrebbero contribuito alla scelta organizzativa dell’azienda, suscitando preoccupazioni e interrogativi sull’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione.

Secondo diverse analisi, tuttavia, la vicenda non rappresenterebbe un caso di sostituzione diretta tra tecnologia e lavoratori, ma piuttosto una riorganizzazione del modello operativo dell’azienda, con una riduzione delle attività locali e una maggiore integrazione delle piattaforme digitali.

Proprio su questo punto intervengono Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice. Secondo i due esperti, il rischio è quello di interpretare notizie di questo tipo con una narrazione semplificata che contrappone tecnologia e lavoro.
“Premettendo che la notizia andrebbe letta in modo corretto, spiegano, se è vero che l’intelligenza artificiale è menzionata come causa della decisione, non è detto che sia “l’IA che sostituisce 37 persone una per una”. Quello che emerge è soprattutto una scelta organizzativa, che vede una centralizzazione, oltre a una piattaforma unica e alla riduzione delle sedi locali”.

In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale sarebbe solo una parte di una strategia più ampia di ristrutturazione, utilizzata come leva per rendere sostenibile un nuovo modello operativo.
Il tema resta comunque sensibile perché ogni trasformazione tecnologica, nella storia, ha prodotto cambiamenti profondi nel mercato del lavoro. “È comprensibile che notizie di questo tipo generino timori e preoccupazioni”, osservano Fiore e Viscanti, sottolineando però come l’IA non debba essere vista esclusivamente come una minaccia.

“L’intelligenza artificiale non è un 'nemico' da demonizzare, ma una tecnologia da comprendere, governare e utilizzare responsabilmente”. Secondo i due esperti, l’IA sta già offrendo contributi significativi in ambiti come la medicina e la sicurezza collettiva, aspetti che spesso ricevono meno attenzione nel dibattito pubblico.
Per questo, aggiungono, la questione centrale riguarda soprattutto la preparazione delle persone e delle organizzazioni. “Il vero rischio non è l’intelligenza artificiale in sé, ma l’assenza di competenze, consapevolezza e politiche di accompagnamento alla trasformazione digitale”.

Da qui l’invito a investire maggiormente nella formazione e nella divulgazione, per consentire a lavoratori e imprese di affrontare il cambiamento tecnologico con strumenti adeguati.
Un tema che sarà al centro anche della AI Week 2026, evento dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio 2026 alla Fiera Milano Rho, a Milano, dove esperti internazionali discuteranno di applicazioni, impatti e prospettive future dell’IA nel lavoro e nella società.

Secondo Fiore e Viscanti, solo attraverso una corretta informazione sarà possibile trasformare la rivoluzione tecnologica in un’opportunità collettiva. “L’intelligenza artificiale cambierà molti lavori, è vero, ma allo stesso tempo ne creerà di nuovi e ridefinirà competenze e modelli organizzativi. Il compito di chi si occupa di innovazione oggi è aiutare persone e aziende a capire il cambiamento, non a temerlo”.