Vivere a Roma senza una casa, senza un documento di identità, senza un lavoro fisso. L’odissea di Jan Gorczyka, cittadino polacco arrivato a Roma nel 1992 preferendola alla Finlandia, si srotola in centocinquanta pagine che l’editore ha deciso di pubblicare nella dimensione di un libro che ricorda quella di un quaderno di scuola. Molto probabilmente perché la prima stesura della sua odissea metropolitana di senza fissa dimora è avvenuta proprio sulle pagine bianche di supporti scolastici.
Jan arriva in Italia senza un soldo con un unica dote che sarà la sua salvezza: un mestiere nelle mani, quello di fabbro provetto e la forza di un toro; e con una dannazione che si chiama alcolismo perché vivere l’esistenza di homeless significa che “per non pensare troppo si beve dalla mattina fino a sera tardi”, fino a stordirsi per poi ricominciare la mattina successiva dall’ora del caffè. Jan è un leader e un trascinatore di uomini, se c’è da fare a pugni non si tira indietro, costruisce giacigli di fortuna quando c’è bisogno, è spesso il mediatore con le forze dell’ordine durante le identificazioni per l’occupazione della torre di Villa Farinacci.
Si infatua di una donna e passa attraverso una prova d’amore che mette in pericolo la sua stessa esistenza, soccorre la sua compagna quando è in pericolo di vita e si occupa dell’ultimo saluto senza chiedere nulla a nessuno (“la prima crepa nel mio cuore”). Tutti questi eventi sono raccontati con una scrittura dal ritmo unico, che quasi mai abellisce o edulcora i fatti. Sta sempre incollato alla verità e agli eventi senza censure, persino quando per il dolore o la vergogna sarebbe meglio smettere di narrare. Perché per l’autore l’italiano è una lingua adottata, quindi ignora l’aggettivazione superflua, il fronzolo, i barocchismi.
Non fa sconti a nessuno ma innanzitutto a se stesso perché la vita di strada ha manifestazioni di beffa e ferocia: a un passo dall’espulsione per il cumulo dei reati che gli vengono contestati in tribunale si difende da solo e viene assolto. Quando va in galera per quattro mesi legge come un forsennato saccheggiando la biblioteca del carcere. Si affaccia per ben due volte nel baratro del nulla riuscendo a scavalcarlo. Ora ha trovato una sistemazione nel quartiere Montesacro, continua a piegare metalli, saldare il ferro e installare porte che nessuno riesce a sfondare.
Sempre con un filo di ironia: “perché qui lo dico chiaro, non sono un eroe, ma la vita per strada è piena di sorprese. Alla fine arriva il giorno del giudizio”.
JANEK GORCZYKA
"Storia di mia vita"
SELLERIO EDITORE 2024