Tagli agli aiuti allo sviluppo, 9,4 milioni di decessi stimati entro il 2030 in Africa

Riduzione dei fondi alla cooperazione sanitaria: programmi chiusi in Africa e timori per l’aumento della mortalità globale.

Tagli agli aiuti allo sviluppo, 9,4 milioni di decessi stimati entro il 2030 in Africa

Il ridimensionamento dei finanziamenti internazionali destinati alla cooperazione sanitaria sta producendo effetti significativi in diversi Paesi africani. A richiamare l’attenzione sulle conseguenze dei recenti tagli è Amref Health Africa, che segnala una forte riduzione di programmi legati alla salute e allo sviluppo giovanile, in particolare in Etiopia e Malawi.

Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, negli ultimi due decenni i finanziamenti dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) hanno contribuito in modo rilevante alla riduzione della mortalità nei Paesi a basso e medio reddito. Il sostegno economico internazionale è stato associato a una diminuzione del 70% della mortalità per HIV/AIDS, del 56% per malaria e carenze nutrizionali e del 54% per malattie tropicali neglette. Lo studio stima che, mantenendo gli attuali trend di definanziamento, entro il 2030 potrebbero verificarsi 9,4 milioni di decessi aggiuntivi, di cui 2,5 milioni tra i bambini sotto i cinque anni.

Il blocco dei fondi USAID

Nel 2025 l’amministrazione statunitense ha interrotto gli aiuti allo sviluppo gestiti attraverso USAID (United States Agency for International Development), operativa dagli anni Sessanta. La riduzione dei fondi non riguarda solo gli Stati Uniti: negli ultimi anni anche Paesi europei come Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Svezia e Svizzera hanno rivisto al ribasso le risorse destinate alla cooperazione internazionale.

L’obiettivo fissato nel 1970 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo all’APS, è oggi superato solo da quattro Paesi secondo i dati Ocse 2024: Norvegia, Lussemburgo, Svezia e Danimarca. L’Italia si attesta intorno allo 0,3%.

I dati del sondaggio Ipsos

Un’indagine realizzata da Ipsos per Amref Italia evidenzia che l’11% degli italiani dichiara di conoscere USAID. La percentuale sale al 17% tra Gen Z e Millennials e scende al 5% tra i Baby Boomers.

Il 21% degli intervistati si è detto favorevole al blocco dei finanziamenti per gli aiuti esteri deciso dall’agenzia statunitense; tra gli appartenenti alla Generazione X la quota sale al 29%.

L’impatto in Etiopia

In Etiopia, Amref segnala una riduzione superiore al 90% dei progetti legati ai giovani a seguito dell’interruzione dei fondi USAID. Il principale programma di sviluppo giovanile disponeva di un budget di circa 60 milioni di dollari. Tra le attività sospese figurano i servizi di salute sessuale e riproduttiva e pianificazione familiare, precedentemente garantiti attraverso 88 punti di erogazione, oggi chiusi.

Sono stati interrotti anche programmi rivolti agli sfollati interni nelle regioni del Tigray e dell’Amhara e interventi nelle aree industriali, dove lavorano numerose giovani donne nei settori tessile e manifatturiero.

Restano attivi alcuni progetti, tra cui un programma di competenze digitali in dieci centri giovanili e la cooperativa di risparmio e credito Kefeta Youth SACCO, che conta quasi 14.000 membri e opera su un modello di sostenibilità autonoma.

La situazione in Malawi

Anche in Malawi un progetto sanitario da 28 milioni di dollari, finanziato da USAID e implementato da Amref con partner locali, è stato cancellato. Il programma, denominato Momentum Tikweze Umoyo, era finalizzato alla riduzione della mortalità materna e infantile in cinque distretti, al rafforzamento dei servizi sanitari di base e al collegamento tra comunità e sistema sanitario.

Secondo quanto riportato da Amref Malawi, la sospensione ha comportato l’interruzione di cliniche mobili che garantivano assistenza sanitaria nelle aree rurali, con difficoltà accentuate durante la stagione delle piogge, quando molte comunità restano isolate.

Il quadro globale

In una lettera aperta, il direttore generale di Amref Health Africa, Githinji Gitahi, ha descritto un contesto internazionale caratterizzato da incertezza nei finanziamenti e da una revisione delle priorità da parte di governi e donatori. Allo stesso tempo, ha evidenziato la presenza di nuovi partner e iniziative volte a rafforzare sistemi sanitari più sostenibili e resilienti.

La direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti, ha sottolineato l’importanza di una cooperazione multilaterale orientata alla prevenzione e al rafforzamento dei sistemi sanitari locali, evidenziando la necessità di modelli sostenibili e partecipati.