Taiwan contro Pechino: “La condanna di Jimmy Lai certifica la fine di ‘un Paese, due sistemi’”

William Lai accusa la Cina di usare la magistratura come arma politica e chiede il rilascio immediato del fondatore di Apple Daily

Taiwan contro Pechino: “La condanna di Jimmy Lai certifica la fine di ‘un Paese, due sistemi’”

Taiwan rompe il silenzio e prende posizione in modo frontale dopo la condanna a vent’anni di carcere inflitta a Jimmy Lai (Lai Chee-ying), fondatore del quotidiano pro-democrazia Apple Daily, da parte di un tribunale di Hong Kong in applicazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale imposta da Pechino nel 2020.

In una dichiarazione pubblicata su Facebook, il presidente taiwanese William Lai, esponente del Democratic Progressive Party (DPP), ha definito la sentenza “la prova definitiva” che il principio di “un Paese, due sistemi”, su cui si fondava il modello politico di Hong Kong dopo il 1997, è stato svuotato nella pratica.

Secondo Lai, il caso di Jimmy Lai mostra come la magistratura di Hong Kong sia stata progressivamente politicizzata e utilizzata per reprimere il dissenso, limitare la libertà di stampa e restringere gli spazi di libertà civile. Per Taipei, il sistema giudiziario non è più un garante dei diritti, ma uno strumento di controllo politico.

Il presidente taiwanese ha ricordato che Lai è detenuto dal 2020 e ha affrontato un procedimento giudiziario lungo e frammentato, durato circa due anni. A suo avviso, questo percorso processuale conferma che le autorità cinesi si stanno allontanando dagli impegni presi nella Dichiarazione congiunta sino-britannica, che avrebbe dovuto garantire autonomia e libertà a Hong Kong fino al 2047.

Taipei considera la condanna non solo un affare interno a Hong Kong, ma un segnale globale. Lai ha parlato di un “effetto agghiacciante” che Pechino starebbe cercando di proiettare ben oltre i confini della città, minacciando valori universali come la libertà di espressione, la libertà di stampa e lo Stato di diritto.

Nel suo messaggio, il presidente taiwanese ha chiesto alle autorità cinesi il rilascio immediato di Jimmy Lai e la fine della persecuzione politica mascherata da giustizia, invitando al tempo stesso la comunità internazionale a rimanere vigile di fronte all’espansione del modello autoritario cinese e al suo impatto sui diritti umani.

La dichiarazione si chiude con una presa di posizione identitaria: Taiwan ribadisce che continuerà a difendere i valori democratici e a lavorare fianco a fianco con i partner internazionali per proteggere la libertà conquistata con fatica.

In un contesto di tensioni crescenti tra Taipei e Pechino, il caso Jimmy Lai diventa così un simbolo della più ampia battaglia tra autoritarismo e democrazia nell’Asia-Pacifico e un banco di prova per la credibilità della Cina sul piano internazionale.