Gli addii di Edoardo Ziello e Rossano Sasso a favore di Futuro Nazionale aprono una frattura a destra, mentre Furgiuele rivendica la sua militanza storica con Salvini.
Giornata di forti scosse politiche dentro la Lega. Il deputato Edoardo Ziello e l’ex dirigente Rossano Sasso annunciano l’uscita dal partito di Matteo Salvini e la scelta di aderire a Futuro Nazionale, il progetto politico guidato dal generale Roberto Vannacci. Di segno opposto la posizione del parlamentare calabrese Domenico Furgiuele, che smentisce qualsiasi ipotesi di addio e rivendica la propria militanza storica nella Lega.
L’addio di Ziello: “La Lega non è più coerente”
Edoardo Ziello ha ufficializzato la sua decisione con un post sui social. L’ex leghista motiva la scelta con una netta presa di distanza dalla linea del partito:
“Interpreto la politica come azione e servizio in una cornice di coerenza e verità, un binomio che non vedo più presente nella Lega Salvini Premier”.
Ziello accusa il partito di aver tradito le aspettative degli elettori e annuncia il passaggio a Futuro Nazionale, definendolo “un progetto di destra seria e vitale che non vuole far tornare la sinistra al governo del Paese”. Chiude il messaggio con “Ad maiora”.
Rossano Sasso lascia la Lega: “Il progetto non esiste più”
Poche ore dopo, anche Rossano Sasso comunica la sua uscita dalla Lega, con una lunga riflessione politica. Sasso ricorda di essere stato tra i fondatori del movimento di Matteo Salvini nel Mezzogiorno nel 2014, quando “fare politica per la Lega al Sud era un’impresa proibitiva”, tra difficoltà, discriminazioni e contestazioni dei centri sociali. Oggi, però, sostiene che quel progetto “per me non esiste più”.
La sua scelta è netta: lasciare un partito al governo “per inseguire un sogno” e seguire Roberto Vannacci in Futuro Nazionale. Conclude citando Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”, e chiude con “Memento audere semper”.
Furgiuele smentisce: “Io resto nella Lega, sono un uomo di parte”
In controtendenza, Domenico Furgiuele interviene per smentire le voci su una sua possibile fuoriuscita.
“Sono entrato nella Lega dodici anni fa, quando nel Mezzogiorno non c’era nulla”, scrive, ricordando che in Calabria il partito valeva lo 0,1% e in Italia il 3,6%. Da allora, sottolinea, “non ho mai cambiato lato del campo”.
Rivendica il suo ruolo nella costruzione della Lega in Calabria e i risultati ottenuti a Lamezia Terme: una città diventata, a suo dire, un baluardo del Carroccio nel Mezzogiorno, con percentuali a doppia cifra alle comunali e un risultato superiore al 20% alle regionali.
“Sono tra i padri fondatori della Lega in Calabria, so cosa significa fondare, costruire e tenere insieme”, aggiunge. E ribadisce: “Sono entrato in questo partito da militante, sono diventato parlamentare, ma resto un militante nello spirito e nell’azione, uno che serve il partito, anche quando non tutto è semplice o immediatamente comprensibile. Perché prima di tutto viene il partito”.La chiusura è perentoria: “Sono Furgiuele, un uomo di parte. E continuerò ad esserlo”.
Una Lega divisa tra addii e fedeltà
Quella di oggi è la fotografia di una Lega che attraversa un bivio: da una parte chi sceglie di rompere e inseguire la rotta tracciata da Vannacci, dall’altra chi rivendica radici, appartenenza e continuità con Salvini.
Tra addii, rivendicazioni e fedeltà, il partito si scopre sempre più terreno di confronto interno, mentre a destra prende forma una competizione politica destinata a incidere sugli equilibri dei prossimi mesi.