TikTok nel mirino Ue: allarme dipendenza giovani, rischio salute mentale

L’Ue indaga TikTok: scorrimento infinito e algoritmi creano dipendenza e rischiano la salute mentale di bambini e adolescenti

TikTok nel mirino Ue: allarme dipendenza giovani, rischio salute mentale

TikTok è nel mirino dell’Europa e dei genitori italiani, tra accuse di dipendenza e rischi per la salute mentale dei più giovani. La piattaforma di short video, amatissima dagli adolescenti, è ora al centro di due battaglie parallele: da un lato l’indagine della Commissione Europea, dall’altro la prima class action italiana promossa dal Moige e da associazioni di genitori.

Secondo l’Ue, lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei contenuti, le notifiche push continue e il sistema di raccomandazione personalizzato creano comportamenti compulsivi e riducono l’autocontrollo. L’indagine, avviata nel 2024, punta a verificare la possibile violazione della legge sui servizi digitali (DSA). Se confermata, TikTok potrebbe ricevere sanzioni fino al 6% del fatturato annuo. La vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, ha sottolineato come l’uso eccessivo dei social media possa influire negativamente sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti.

In parallelo, in Italia, il Moige, insieme ad Anfn, Age e al Forum delle Associazioni Familiari, ha promosso una class action senza precedenti contro TikTok, Facebook e Instagram. L’udienza, originariamente fissata per il 12 febbraio 2026, è stata rinviata al 14 maggio, suscitando preoccupazione tra le famiglie. La causa chiede il divieto di accesso ai minori di 14 anni, la rimozione di sistemi progettati per creare dipendenza e maggiore trasparenza sui rischi per la salute mentale e fisica dei giovani.

I genitori ricorrenti hanno documentato come le piattaforme permettano facilmente l’iscrizione illegale dei minori, violando le normative italiane e compromettendo la protezione dei più piccoli. Il Moige ha lanciato anche una petizione nazionale per vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni, chiedendo interventi immediati al Governo e al Parlamento. “Continueremo a lottare fino a quando i nostri figli non avranno le tutele che meritano. Il 14 maggio saremo in aula, più determinati che mai”, affermano le associazioni coinvolte.