Mentre risponde agli attacchi americani e israeliani con missili e droni, l'Iran ha aperto un secondo fronte: quello dei social. La tv di Stato di Teheran ha diffuso un video di animazione in stile Lego, prodotto dall'istituto statale Revayat-e Fath, che in pochi giorni ha raccolto decine di migliaia di visualizzazioni e condivisioni su X e sulle piattaforme Meta. Senza dialoghi, costruito per essere capito in qualsiasi lingua.
Il cartoon dura poco più di due minuti e non lascia nulla al caso. Le prime scene mostrano le versioni giocattolo di Trump e Netanyahu che si abbracciano fraternamente, affiancati da un diavolo con le corna, mentre sfogliano ridendo un album fotografico. Il titolo dell'album è "Epstein Files". A quel punto Trump, furioso, preme il celebre "pulsante rosso" nella Sala Ovale, dando il via ai bombardamenti congiunti del 28 febbraio - l'operazione militare che, secondo la narrazione iraniana, ha ucciso la Guida suprema Ali Khamenei e scatenato il conflitto.
Il momento più duro arriva subito dopo. Un missile attraversa il cielo e colpisce un'aula scolastica: una maestra insegna davanti a una classe di bambine con il velo rosa, che rappresentano le 150 studentesse uccise nel bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nel sud dell'Iran. Sulla lavagna compare la frase "La mia patria è la mia vita". Lo schermo si oscura e riprende sulle macerie: una scarpetta e uno zainetto rosa tra i detriti. Un funzionario iraniano in versione Lego raccoglie lo zainetto e piange.
Il finale mostra la risposta militare dell'Iran: vengono colpite Israele, la base britannica a Cipro, Dubai e altre basi americane in Medio Oriente. Soldati americani uccisi, navi in fiamme, il prezzo del petrolio alle stelle. L'ultima scritta recita: "In memoria delle studentesse di Minab uccise dal terrorismo sionista e statunitense".
Sul raid alla scuola di Minab, un'indagine preliminare dell'esercito americano avrebbe stabilito che a colpire l'edificio fu un missile Tomahawk, lanciato contro una vicina base della Marina dei Guardiani della Rivoluzione usando coordinate obsolete che identificavano ancora l'edificio come struttura militare, quando invece era già da anni una scuola.
In una guerra combattuta anche a colpi di immagini, una scarpetta rosa tra le macerie può pesare quanto un missile.