Il Tribunale di Ravenna ha condannato l’ex veterinario Mauro Guerra alla pena di 4 anni e 2 mesi di reclusione per uccisione di animali e per una serie di ulteriori reati, tra cui detenzione illegale di farmaci, falsificazione di libretti sanitari, frode in commercio e violazioni tributarie. Disposta anche la confisca dell’ambulatorio.
La sentenza prevede l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e quella dalla professione veterinaria per 3 anni, misura superata dalla definitiva radiazione dall’Albo dei Medici Veterinari, confermata pochi giorni fa dal Ministero della Salute.
Il ruolo di LAV parte civile
La LAV, costituita parte civile fin dall’avvio del procedimento, ha espresso soddisfazione per la decisione del Tribunale, pur sottolineando che la pena inflitta resta inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero, che aveva invocato una condanna complessiva a 13 anni e 4 mesi di reclusione per tutti i reati contestati.
Secondo l’associazione, la sentenza riconosce la gravità delle condotte emerse nel corso del dibattimento, ribadendo la centralità della responsabilità professionale in ambito veterinario.
L’inchiesta partita dal caso Balto
L’indagine, avviata nel 2020 dopo l’uccisione del cane Balto, ha portato alla luce un quadro definito allarmante dall’accusa. Tra gli elementi emersi: assenza di cartelle cliniche, mancanza di esami diagnostici preventivi, eutanasie praticate senza adeguato protocollo anestesiologico e in assenza dei presupposti previsti dalla normativa.
Nel corso delle udienze, testimonianze e consulenze tecniche hanno delineato condotte ritenute sistematiche e reiterate, che avrebbero provocato sofferenze evitabili a numerosi animali. In alcuni casi, secondo quanto ricostruito, gli animali sarebbero stati soppressi pur non essendo affetti da patologie irreversibili.
Le indagini avevano inoltre portato al sequestro dell’ambulatorio e alla contestazione di irregolarità nella gestione dei farmaci e della documentazione sanitaria. Un insieme di comportamenti che, secondo l’impianto accusatorio, non potevano essere ricondotti a semplice negligenza, ma configuravano una gestione della professione in contrasto con il codice deontologico e con la normativa vigente.
La radiazione dall’Albo
A inizio febbraio è stata confermata la radiazione di Guerra dall’Albo dei Medici Veterinari, elemento che si aggiunge alla condanna penale e che, secondo quanto emerso, riflette la gravità delle violazioni deontologiche accertate.
Per LAV, la sentenza rappresenta un passaggio rilevante nel riaffermare un principio: chi esercita la professione veterinaria assume una responsabilità significativa nei confronti degli animali e delle famiglie che a lui si affidano. L’associazione ha sottolineato come i fatti contestati risultino particolarmente gravi perché attribuiti a un professionista chiamato, per ruolo e mandato etico, a curare e alleviare la sofferenza.
Il tema della veterinaria sociale
La vicenda riporta inoltre al centro il tema dell’accesso alle cure veterinarie. Secondo LAV, l’assenza strutturale di servizi di veterinaria sociale accessibili su tutto il territorio nazionale può esporre le persone in difficoltà economica al rischio di rivolgersi a strutture che competono esclusivamente sul prezzo, con possibili ricadute sulla qualità e sulla sicurezza delle prestazioni.
L’associazione ha evidenziato la necessità di strumenti concreti per garantire il diritto alla cura degli animali familiari, affinché il fattore economico non diventi un elemento determinante nella scelta delle cure.
LAV ha infine ringraziato l’avvocato Massimiliano Canè del foro di Bologna per l’assistenza legale nel procedimento.