Umberto Eco sbozzato da Roberto Cotroneo è il passepatout ideale per entrare nel mondo di Eco per chi mai ha letto un suo libro, per tutti gli altri un tentativo di ricucire i brandelli della sua esistenza sparsi e camuffati nei miliardi di parole che ha prodotto in più di mezzo secolo di pubblicazioni. Il sapere di Umberto Eco era soverchiante, atterriva. Parecchie persone lo trovavano quasi insopportabile. Roberto Cotroneo in quella che è tutto tranne una biografia, ma un volume di lampi, tuoni e fulmini echiani regala al lettore pochi aneddoti ma molto gustosi su come commentasse la questione.

Lo scrittore italiano contemporaneo più famoso nel mondo dopo l'uscita del Il nome della Rosa, scomparso nel 2016, raccontava che ogni tanto, qualcuno, andandolo a trovare per la prima volta nella casa milanese, e guardandosi intorno, prendendo atto che possedeva una biblioteca personale di decine di migliaia di volumi, chiedeva ingenuo: "Ma li ha letti tutti?". E lui: "No, me ne manca uno". Per i lettori curiosi sul web è disponibile un filmato con un lungo piano sequenza all'interno dell'appartamento letteralmente assediato dai libri. Una riproduzione in scala del labirinto cartaceo incastonato nel monastero medievale del suo romanzo più celebre. Basterebbe questo a scolpire la sua figura: non gli mancava l'ironia nonostante avesse avuto un successo planetario che lo braccava.

Semiologo di fama mondiale, scrittore di sette romanzi di successo, autore di centinaia di articoli su L'Espresso sembrava che avesse una soluzione per tutto. Eppure era contro ogni forma di "tuttologia". Più il mondo lo cercava e più lui si nascondeva. La sua agenda di appuntamenti, reading, interviste, presentazioni, convegni era affollata per i tre anni successivi anche dopo la conclusione della docenza universitaria. Cotroneo dichiara di aver usato esclusivamente memorie cartacee e ricordi per scrivere il libro (a mano!), senza mai attingere o fare verifiche sul web. Una circostanza che sarebbe piaciuta ad Eco probabilmente. Per anni nessuno gli ha visto usare uno smartphone quando una sera all'improvviso ne ha estratto un esemplare dalla tasca di un cappotto, destando meraviglia negli astanti.
Il suo motore di ricerca era sempre acceso e non aveva bisogno di usare una tastiera per usarlo, era la mole pressoché sterminata di informazioni che riusciva a confrontare e connettere frutto della lettura di migliaia di volumi letti e dell'osservazione. Arrivati alla fine della lettura ci si chiede chi fosse veramente lo scrittore alessandrino: una sola cosa si può affermare con certezza, era il più moderno degli autori in un universo della scrittura che stava già annaspando nel mondo del digitale sentendosi avanguardia. Proprio lui che Il nome della rosa lo aveva scritto interamente a mano su quadernoni a fogli bianchi.
La società della cultura lo accusò di usare una macchina generativa (un computer con un word processor ante litteram), possibilità che ancora doveva concretizzarsi. Ora che si è arrivati all'Intelligenza Artificiale per scrivere anche romanzi, libri come quelli di Eco, e quello che gli ha dedicato Cotroneo sono però ancora irrealizzabili.
ROBERTO COTRONEO
"Umberto"
LA NAVE DI TESEO 2026