Un mondo nuovo tutti i giorni: l’eredità di Gobetti

La sua denuncia dell’assenza di una classe dirigente libera resta una ferita aperta

Un mondo nuovo tutti i giorni: l’eredità di Gobetti

Cento anni senza Piero Gobetti la cui esistenza fu un lampo che durò meno di un quarto di secolo. “Il problema italiano non è di autorità, ma di autonomia: l'assenza di una vita libera fu attraverso i secoli l'ostacolo fondamentale per la creazione di una classe dirigente” questa una delle sue osservazioni che scolpiscono e incriminano lo spirito degli italiani.

A rileggere le sue opere molto poco sembra mutato dopo cento anni. Intellettuale e editore tra le presenze più importanti dell'antifascismo italiano vede la luce a Torino il 19 giugno 1901. È ancora un liceale quando nel 1918, fonda la rivista Energie Nove e a soli diciotto anni riceve la proposta di assumere la direzione del periodico l’Unità da Gaetano Salvemini, invito che declina.

Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, frequenta gli ambienti dell’Ordine Nuovo collaborando al settimanale diretto da Antonio Gramsci. Nel febbraio 1922 esce il primo numero della Rivoluzione Liberale, rivista che diventa uno dei centri di contrasto al Fascismo e l'anno dopo avvia una casa editrice che in poco più di un biennio pubblica oltre cento titoli, ospitando autori come Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti, Giovanni Amendola, Francesco Ruffini e, tra gli altri, Eugenio Montale, di cui pubblica nel 1925 la silloge di poesie Ossi di Seppia.

Tra le opere imprescindibili di Gobetti si annoverano La Rivoluzione Liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia in cui spera vivamente in una rivoluzione palingenetica che possa rifondare il l’Italia in contrasto allo spirito fascista di quegli quegli anni e che definisce come la sintesi dei mali cronici che affliggono italiani: pigrizia, conformismo, assenza di spirito critico e infantilismo politico. Gobetti quello spirito lo subisce sulla carne viva.

Viene malmenato da un gruppo di fascisti e nel gennaio 1925 la sua rivista è posta sotto sequestro e che non uscirà mai più. A seguito di nuove minacce fugge in Francia scegliendo l’esilio destinazione Parigi il 6 febbraio 1926, lasciando sua moglie Ada Prospero - altra figura chiave della Resise il figlio Paolo.

Scompare nella notte tra il 15 e il 16 febbraio a soli 24 anni a causa delle evoluzioni nefaste di una bronchite. L'ultima notte accanto a lui a vegliarlo ci sono tra gli altri Francesco Saverio Nitti e Giuseppe Prezzolini. Lo scrittore Paolo di Paolo ha ripercorso la sua esistenza nel romanzo Un mondo nuovo tutti i giorni.