Urso duro sulle compagnie petrolifere: “Non tollereremo speculazioni, aumenti ingiustificati”

Il ministro Adolfo Urso convoca la Commissione di allerta rapida e avverte le compagnie petrolifere: "Aumentare i prezzi prima dei costi reali non è più accettabile."

Urso duro sulle compagnie petrolifere: “Non tollereremo speculazioni, aumenti ingiustificati”

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato la Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi per analizzare l’andamento dei mercati energetici e dei carburanti alla pompa alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

Secondo quanto emerso nel corso della riunione, a partire dalla fine di febbraio si è registrato un inasprimento delle tensioni geopolitiche nella regione, con effetti immediati sui mercati energetici internazionali e in particolare sui prodotti petroliferi raffinati.

Nel suo intervento, Urso ha sottolineato che il tema riguarda i recenti aumenti dei prezzi energetici e dei carburanti, evidenziando come le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati siano state seguite da “un immediato e sensibile adeguamento al rialzo sin dai primi giorni del 2026 dei listini dei prezzi consigliati dalle compagnie petrolifere italiane”, come riportato anche dalla stampa specializzata.

La riunione è stata convocata proprio per fare chiarezza sulle dinamiche del settore e sugli effetti che queste possono produrre sull’economia. “Tale circostanza riveste una particolare importanza avuto riguardo ai potenziali effetti diretti e indiretti su tutte le filiere della produzione dei servizi, nonché sui consumatori e sulle famiglie”, è stato spiegato nel corso dell’incontro.

Alla Commissione hanno partecipato rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell’Economia, della Guardia di Finanza, della Banca d’Italia, dell’Antitrust, di Arera, Consob, Istat, Agenzia delle Dogane e Agenzia delle Entrate, oltre alle associazioni dei consumatori e alle principali organizzazioni del settore carburanti e trasporti.

Nel suo intervento il ministro ha ricordato quanto accaduto durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. In quel caso, ha spiegato, il prezzo dei carburanti “sforò i 2,2 euro alla pompa”, costringendo il governo dell’epoca a introdurre misure emergenziali costate circa un miliardo di euro al mese alle casse dello Stato per contenere l’aumento dei prezzi.

Proprio per evitare il ripetersi di quella situazione, il governo ha introdotto strumenti di monitoraggio e prevenzione. Tra questi il decreto Trasparenza sui carburanti, il rafforzamento dei poteri del cosiddetto “Mister Prezzi” e la creazione della Commissione di allerta rapida, insieme a un sistema di monitoraggio continuo dei prezzi della rete distributiva.

Urso ha anche invitato la stampa e le associazioni dei consumatori a fornire informazioni corrette sui prezzi dei carburanti, evitando titoli che possano generare percezioni distorte. “Se io affermo che la benzina oggi è oltre i 2 euro quando non lo è, salvo in alcuni casi dove è servita, do un’informazione distorta che giustifica la speculazione o addirittura la alimenta”, ha affermato.

La parte più netta del suo intervento riguarda però il comportamento delle compagnie petrolifere rispetto ai listini.

Il ministro ha dichiarato di voler capire “come sia possibile che le compagnie petrolifere, in un contesto di guerra come quello attuale e con un governo sensibile ai diritti dei consumatori e al potere d’acquisto delle famiglie, decidano di incamerare prima gli aumenti quando si verificano, trasferendoli subito alla rete distributiva”.

Poi l’avvertimento finale: “Questo non è più consentito. Non ci sono giustificazioni perché questo accada e non tollereremo che questo accada ancora. Non ci sono giustificazioni per aumentare il prezzo della benzina prima ancora che si verifichi.”

Un messaggio diretto al settore petrolifero, con l’obiettivo - ha spiegato il ministro - di prevenire fenomeni speculativi e intervenire prima che eventuali tensioni internazionali si traducano in aumenti ingiustificati dei prezzi alla pompa.