“Cè chi dice 2% e chi dice addirittura 4% e si spinge sino al 5% ma al momento “il peso elettorale di Roberto Vannacci non è possibile misurarlo”. A sostenere l'insostenibile leggerezza dei numeri che accompagnano l'avventura politica del Generale, già Col Moschin e Folgore, è Carlo Buttaroni, sociologo e politologo, alla guida di Tecnè. Spiega Buttaroni: “Un conto sono le sue idee che possono valere anche il 5-6%; diverso quando si va a votare. Oggi il generale non ha un partito ma intenzioni. Mancano gli elementi per dire quanto può valere, perché gli manca una posizione e non ha una forma di organizzazione”.
Buttaroni, l'uscita dalla Lega ha riappassionato l'Italia alla “Politica”, secondo lei Vannacci e il Vannacismo sono pronti ad una competizione elettorale?

“Quando la Meloni uscì dal Pdl e fondo Fratelli d'Italia Fdi aveva già una forma di partito perché si esprimeva con posizioni certe. Di Vannacci sappiamo che era un generale e il vicepresidente della Lega. Oggi registriamo che Vannacci è solo Vannacci, la leadership è una condizione necessaria ma non sufficiente”. Oggi vale un'idea di quello che può rappresentare. Difficile dire, se si votasse, oggi quanto potrebbe raggiungere. Mancano gli elementi per competere sul mercato elettorale”.
Proviamo una forzatura e diamo una soddisfazione ai “numerologi”. Se si votasse ora, il Generale, quanto peserebbe?
“Al momento del voto ci sono diversi elementi per scegliere una persona o un partito. Intanto se corrisponde “ai miei bisogni” e poi le questioni economiche. Un tempo si votava per ideologia oggi se questo voto che io esprimo si trasforma in qualcosa che migliora la mia vita”.
Sintesi delle sintesi?
“Oggi il generale non è un partito ma intenzioni e quello che misuriamo oggi tra una settimana potrebbe cambiare”.