Verifica età sui siti porno, Codacons: "Tutela parziale"

Dal 1° febbraio 2026 stretta sui siti porno per i minori, ma per il Codacons è facilmente aggirabile e serve una strategia più ampia.

Verifica età sui siti porno, Codacons: "Tutela parziale"

L’entrata in vigore, dal 1° febbraio 2026, dei nuovi obblighi di verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici rappresenta un passo significativo nella tutela dei minori online. A riconoscerlo è anche il Codacons, che valuta positivamente l’introduzione di misure più stringenti volte a limitare l’esposizione dei giovani a contenuti sessualmente espliciti. Secondo l’associazione dei consumatori, tuttavia, il provvedimento rischia di rivelarsi solo parzialmente efficace, risultando facilmente aggirabile e incapace di affrontare il fenomeno nella sua complessità.

L’obiettivo della normativa è chiaro: impedire che bambini e adolescenti possano accedere con estrema facilità a contenuti pornografici, spesso violenti o distorti, potenzialmente dannosi per lo sviluppo emotivo, affettivo e relazionale. Numerosi studi evidenziano come un’esposizione precoce alla pornografia possa alterare la percezione della sessualità, normalizzare comportamenti degradanti e generare aspettative irrealistiche nelle relazioni interpersonali. In questo contesto, l’obbligo di verifica dell’età rappresenta una risposta istituzionale a un’esigenza reale e sempre più urgente.

Le criticità emergono però sul piano dell’applicazione concreta delle nuove regole. Come sottolinea il Codacons, le tecnologie attualmente disponibili consentono di eludere con estrema facilità blocchi geografici e restrizioni basate sull’indirizzo IP. L’utilizzo di una VPN (Virtual Private Network), ormai diffuso e accessibile anche ai più giovani, permette di simulare una connessione da Paesi extra-Unione europea, aggirando così i vincoli imposti ai gestori dei siti stabiliti nell’Ue. In pochi passaggi, anche un minore può accedere liberamente a piattaforme pornografiche senza alcun controllo effettivo.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di complessità: la diffusione di contenuti pornografici non è più circoscritta ai siti specializzati. Video e immagini a sfondo sessuale circolano sempre più frequentemente attraverso social network, piattaforme di streaming informale e applicazioni di messaggistica come Telegram, contesti digitali in cui i sistemi di verifica e controllo risultano spesso deboli, disomogenei o del tutto assenti. In questi ambienti, l’accesso da parte dei minori è semplice e difficilmente monitorabile, rendendo la stretta sui siti porno tradizionali una misura parziale e, per alcuni aspetti, superata.

Il rischio, secondo l’associazione, è quello di alimentare un’illusione di protezione: una normativa formalmente rigorosa ma poco incisiva nella realtà, incapace di modificare in modo significativo le abitudini di consumo online. Intervenire solo su una parte del problema, senza considerare l’intero ecosistema digitale, potrebbe produrre risultati limitati e distogliere l’attenzione da interventi più strutturali.

Per il Codacons, la tutela dei minori deve basarsi su una strategia più ampia e integrata. Da un lato, sono necessari controlli efficaci e regole comuni che coinvolgano anche social network e servizi di messaggistica, chiamando le grandi piattaforme digitali a una maggiore responsabilità. Dall’altro, appare fondamentale investire in educazione digitale e sessuale, fornendo a famiglie e scuole strumenti adeguati per accompagnare i giovani verso un uso più consapevole dei contenuti online.