Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva un decreto legislativo che rafforza la tutela penale dell’ambiente, dando attuazione alla direttiva europea (UE) 2024/1203. La riunione, svoltasi a Palazzo Chigi, è stata presieduta dal ministro per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Il provvedimento, proposto dal ministro per gli Affari europei Tommaso Foti e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, introduce modifiche rilevanti al sistema sanzionatorio e agli strumenti di contrasto ai reati ambientali, con l’obiettivo di rendere più efficace la prevenzione e la repressione delle condotte lesive dell’ecosistema.
Tra le principali novità figura il rafforzamento del coordinamento nazionale contro la criminalità ambientale: il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione potrà avvalersi del supporto specialistico dell’Arma dei Carabinieri, in un’ottica di maggiore integrazione operativa tra autorità giudiziaria e forze investigative.
Il decreto amplia inoltre l’ambito della responsabilità penale per morte o lesioni, estendendola anche ai casi derivanti dal commercio di prodotti inquinanti e non più soltanto alle ipotesi di inquinamento diretto. Si tratta di un passaggio che mira a colmare lacune normative e a intercettare nuove forme di rischio ambientale legate alle filiere produttive e distributive.
Sul fronte delle sanzioni, viene introdotta una distinzione più puntuale nella gestione non autorizzata dei rifiuti, graduata in base alla pericolosità degli stessi. Le pene previste vanno da un’ammenda di 2.000 euro fino alla reclusione di tre anni nei casi più gravi, segnando un irrigidimento del quadro repressivo.
Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle Commissioni parlamentari competenti, che hanno contribuito a definire alcuni degli interventi correttivi inseriti nella versione definitiva.
La riunione del Consiglio dei ministri ha affrontato anche altri temi, tra cui lo scioglimento dei consigli comunali di Arienzo e Pagani per infiltrazioni della criminalità organizzata e l’esame di una legge regionale dell’Umbria, ma il fulcro dell’intervento normativo resta il rafforzamento della tutela penale dell’ambiente, in linea con gli obblighi europei e con la crescente attenzione istituzionale verso la salvaguardia del territorio.