Kosovo al voto per la terza volta in 18 mesi: per la prima volta dal 2013 nessuna missione Ue

Bruxelles non ha inviato osservatori per "preavviso insufficiente". Presenti 16mila osservatori OSCE. Il Paese resta bloccato in una crisi istituzionale prolungata

Kosovo al voto per la terza volta in 18 mesi: per la prima volta dal 2013 nessuna missione Ue

Il Kosovo è tornato alle urne domenica 7 giugno per le elezioni parlamentari, le terze in appena 18 mesi, in una fase di instabilità istituzionale, secondo quanto riportato da RaiNews. Con una novità rilevante: per la prima volta dal 2013 l'Unione europea non ha dispiegato una missione speciale di osservazione elettorale, motivando la scelta con un preavviso insufficiente per l'organizzazione.

Bruxelles seguirà comunque il voto attraverso il proprio ufficio a Pristina, con 44 osservatori accreditati. L'assenza della missione ufficiale viene letta da alcuni analisti come un segnale di crescente frustrazione nei confronti della classe politica kosovara, incapace di garantire stabilità istituzionale duratura. A rafforzare questa lettura, secondo alcuni commentatori, anche la breve durata degli incontri tra il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader locali durante la visita del 3 giugno.

Nel complesso, gli osservatori presenti sul territorio sono circa 16mila, tra rappresentanti di organizzazioni internazionali, ONG, media e delegazioni diplomatiche, tra cui quella italiana a Mitrovica. La presenza principale è quella dell'OSCE.

Terzo voto in 18 mesi

Le elezioni sono state indette dopo il mancato accordo tra i principali partiti sulla guida istituzionale del Paese. Le precedenti tornate elettorali, nel febbraio e nel dicembre 2025, non erano riuscite a risolvere l'impasse, lasciando il Kosovo senza un governo pienamente operativo per lunghi periodi. A oggi il Paese è ancora privo di un presidente eletto e il premier Kurti resta in carica in regime di prorogatio.

La crisi ha avuto ripercussioni anche economiche, rallentando l'accesso ai fondi europei e internazionali e aggravando le fragilità strutturali di uno degli Stati più giovani e poveri d'Europa.

Le forze in campo

Il Movimento Vetevendosje del premier ad interim Albin Kurti mantiene una posizione di forza in Parlamento, ma la formazione di un nuovo esecutivo richiede una maggioranza più ampia e compromessi politici. L'elezione del presidente necessita infatti di almeno 80 voti su 120 seggi, rendendo indispensabili accordi trasversali.

L'opposizione, composta dal Partito Democratico del Kosovo e dalla Lega Democratica del Kosovo, accusa Kurti di voler concentrare il potere politico. L'ex presidente Vjosa Osmani, oggi candidata con la LDK, ha espresso ottimismo sul fatto che il voto possa aprire una fase di uscita dalla crisi. Gli analisti non prevedono scossoni significativi rispetto all'ultima tornata. In tutto sono 21 i partiti in corsa e 902 i candidati.