Torino, tensioni al corteo del Primo maggio davanti all'ex Askatasuna

Oltre mille manifestanti verso il centro sociale sgomberato. La Verità: il vicesindaco Pd aveva chiesto il giardino per la grigliata

Torino, tensioni al corteo del Primo maggio davanti all'ex Askatasuna

Il Primo maggio a Torino si è rotto a metà corteo. Uno spezzone di oltre mille persone, autonomi di Askatasuna, No Tav, collettivi studenteschi e movimenti pro Palestina, ha lasciato la manifestazione principale, già arrivata in piazza Castello, e ha preso la direzione dell'ex centro sociale di corso Regina Margherita 47, sgomberato il 18 dicembre scorso dopo trent'anni di occupazione, secondo quanto riportato da diverse testate tra cui TgCom24 e Today.it.

Non è stata una deviazione improvvisata. Dal microfono, poco prima degli scontri, il messaggio era esplicito: "Inizia l'assedio, inizia la guerriglia. Sono ancora in giro i ragazzi di Vanchiglia".

Arrivati davanti all'edificio, il passaggio successivo è stato rapido: un gruppo ha forzato il cancello del giardino esterno, trovando dall'altra parte i reparti mobili della polizia già schierati.

Da lì, lo schema si è ripetuto: cariche, idranti, lacrimogeni. E dall'altra parte bottiglie di vetro e sassi contro gli agenti. Il corteo si è poi spezzato ancora: una parte seduta sull'asfalto a bloccare la circolazione, altri gruppi dispersi nelle vie laterali nel tentativo di aggirare lo schieramento.

Il retroscena politico

Sul piano politico, il racconto lo rilancia La Verità: secondo il quotidiano, il vicesindaco di Torino Michela Favaro avrebbe chiesto in prefettura di poter utilizzare il giardino dell'ex centro sociale per la tradizionale grigliata del Primo maggio. Richiesta respinta. Un dettaglio amministrativo che, una volta uscito, è diventato benzina politica. Il centrodestra ci ha costruito sopra l'attacco, con Forza Italia che ha chiamato in causa il sindaco Stefano Lo Russo chiedendo di "decidere da che parte stare".

Una frattura che non si chiude

Gli scontri davanti all'ex Askatasuna non sono un episodio isolato né facilmente archiviabile come semplice ordine pubblico. Lo sgombero del dicembre scorso ha lasciato una frattura aperta tra amministrazione, movimenti antagonisti e forze dell'ordine. E il Primo maggio, puntualmente, quella frattura è riemersa nello spazio pubblico della città.

Da una parte chi legge la giornata come una degenerazione dello scontro con lo Stato durante una manifestazione sindacale. Dall'altra chi la inserisce dentro una tensione mai risolta sugli spazi occupati e sul loro destino.