Donald Trump torna a mettere pressione sugli alleati europei della Nato usando lo strumento che conosce meglio: la leva militare. Nei prossimi mesi circa 5mila soldati americani lasceranno la Germania, dove oggi sono presenti circa 50mila militari su un totale di 90mila schierati in Europa. Il ritiro, o redistribuzione verso altri scenari, soprattutto l’Indo-Pacifico, è stato annunciato dal portavoce del Pentagono Sean Parnell, secondo quanto riportato dall’ANSA.
Non è una semplice riorganizzazione. È un segnale politico.
Non solo Germania: il messaggio arriva anche a Roma e Madrid
Berlino non è l’unico bersaglio. Trump allarga il fronte e chiama in causa anche Spagna e Italia. Madrid viene criticata per la scarsa partecipazione alle operazioni in Medio Oriente e per una spesa militare giudicata insufficiente dentro la Nato. Più delicato il caso italiano. Roma finisce nel mirino per il no all’utilizzo delle basi militari nelle operazioni legate alla guerra in Iran e per le tensioni politiche seguite allo scontro tra il presidente americano e il governo italiano, anche dopo le sue dichiarazioni su Papa Leone XIV.
Il messaggio, questa volta, è diretto: “Non sono contento di loro, pensano che sia accettabile che Teheran abbia l’atomica”, ha detto Trump.
Berlino non si sorprende, la Nato alza il livello dell’allarme
In Germania la reazione è misurata. Il ministro della Difesa Boris Pistorius parla di decisione “prevedibile”, ma aggiunge un punto che vale per tutto il continente: “Gli europei devono assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza”. È una linea che la Nato ormai ripete con sempre meno cautela. La portavoce Oana Lungescu insiste sulla necessità di aumentare gli investimenti nella difesa.
Nel frattempo, secondo il New York Times, il Pentagono starebbe cancellando anche un piano dell’era Biden per il dispiegamento di un’unità missilistica in Europa. Il risultato è un ritorno di fatto ai livelli di presenza militare precedenti al 2022, prima dell’invasione russa dell’Ucraina.
Meno truppe, meno infrastrutture, più responsabilità scaricate sugli alleati.
L’allarme politico: “L’alleanza si indebolisce dall’interno”
Il quadro preoccupa soprattutto sul piano politico. Il premier polacco Donald Tusk parla senza giri di parole di un’alleanza “minata dall’interno” e mette in guardia: “La minaccia più grave per la comunità transatlantica non sono i nemici esterni, ma la sua progressiva disgregazione”.
Il rischio vero: il vuoto che strizza l’occhio a Mosca
Nel dibattito americano, la preoccupazione è trasversale. Repubblicani e democratici al Congresso avvertono dello stesso rischio: indebolire la presenza americana in Europa può avere un effetto immediato sullo scenario globale. “Si rischia di inviare un messaggio sbagliato a Putin”, hanno detto il repubblicano Roger Wicker e il democratico Mike Rogers. Ed è forse questo il punto centrale dell’intera vicenda: non tanto il numero dei soldati in meno, quanto il vuoto politico che quella riduzione può aprire. Perché nelle relazioni transatlantiche, oggi più che mai, ogni ritiro è anche una dichiarazione.