Il Senato ha approvato in prima lettura la conversione in legge del decreto Sicurezza, segnando un passaggio chiave nell’iter parlamentare del provvedimento. Il testo, che ora dovrà essere esaminato dalla Camera, introduce un pacchetto articolato di misure che intervengono su sicurezza urbana, ordine pubblico, attività delle forze di polizia e disciplina dell’immigrazione.
Il fulcro del decreto è rappresentato dal rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione dei reati, con un’attenzione particolare ai contesti urbani considerati più esposti a fenomeni di degrado e criminalità.
Tra le disposizioni principali figura un inasprimento delle norme relative al possesso e alla vendita di armi da taglio. Viene vietata la vendita di coltelli ai minorenni, sia nei canali fisici sia online. Inoltre, il porto fuori dall’abitazione di lame superiori agli 8 centimetri senza giustificato motivo comporta una pena che va da sei mesi a tre anni di reclusione, con aggravanti previste per i casi che si verificano in prossimità di scuole, stazioni e parchi pubblici. Nel caso in cui un minore venga trovato in possesso di un’arma da taglio, la sanzione amministrativa ricade sui genitori.
Il decreto attribuisce inoltre maggiori poteri ai prefetti, che potranno individuare specifiche “zone a vigilanza rafforzata”, come aree interessate da spaccio, movida o degrado urbano, disponendo l’allontanamento di soggetti con precedenti penali o comportamenti ritenuti violenti o molesti. Tali misure potranno avere una durata fino a 18 mesi.
Sul fronte dell’ordine pubblico, viene introdotta la possibilità per le forze dell’ordine di trattenere fino a 12 ore persone considerate potenzialmente pericolose durante lo svolgimento di manifestazioni pubbliche, con obbligo di immediata comunicazione al pubblico ministero.
Il provvedimento interviene anche sul piano penale con l’introduzione di nuove fattispecie di reato e aggravanti. Tra queste, una specifica previsione per il furto con destrezza di telefoni cellulari, carte di credito e documenti personali. Viene inoltre introdotta un’aggravante per le rapine commesse da gruppi organizzati che agiscono armati o con modalità para-militari. Diventa reato anche la fuga all’alt imposto dalla polizia stradale se effettuata con modalità pericolose, con pene fino a cinque anni di reclusione e la confisca del veicolo.
Particolare attenzione è dedicata alla tutela di alcune categorie professionali. L’aggressione fisica a docenti, dirigenti scolastici o personale di controllo ferroviario nell’esercizio delle proprie funzioni comporta pene da due a cinque anni di reclusione, con previsione di arresto obbligatorio in flagranza.
Il decreto introduce anche modifiche procedurali a tutela degli appartenenti alle forze dell’ordine. Nei casi in cui il pubblico ministero ritenga evidente la presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa o lo stato di necessità, non si procederà all’iscrizione formale dell’agente nel registro degli indagati, ma sarà avviata una procedura semplificata con tempi certi per l’eventuale archiviazione.
Infine, il testo contiene disposizioni relative al sistema penitenziario e al reclutamento nelle forze di polizia. È prevista la possibilità per la polizia penitenziaria di svolgere operazioni sotto copertura all’interno degli istituti di detenzione, mentre il procuratore nazionale antimafia potrà intervenire nelle decisioni riguardanti i permessi concessi ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Vengono inoltre semplificate le procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato.
Con il via libera di Palazzo Madama, il decreto compie dunque il primo passaggio parlamentare. Il confronto si sposta ora alla Camera dei deputati, dove il testo potrà essere confermato, modificato o integrato prima dell’approvazione definitiva.