Il dibattito sulle conseguenze economiche e politiche dell’ingresso dell’Italia nell’euro torna al centro del confronto pubblico dopo le dichiarazioni rilasciate da Fabrizio Palenzona nel corso del Festival dell'Economia di Trento. L’imprenditore e manager ha espresso una valutazione critica sul percorso che portò il Paese all’adozione della moneta unica europea, soffermandosi in particolare sul ruolo della classe dirigente italiana degli anni Novanta.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Palenzona ha definito l’ingresso nell’euro “un salto nel buio costato carissimo”, sostenendo che l’Italia avesse l’ambizione di partecipare pienamente al progetto europeo senza però disporre, a suo giudizio, di una classe politica adeguata a gestire una transizione economica così complessa. Le dichiarazioni sono state rilasciate durante un intervento pubblico a margine degli incontri del Festival dell’Economia.
Nel suo intervento, il chairman di Prelios Group ha inoltre collegato il tema della debolezza della classe dirigente alle vicende di Mani Pulite. Palenzona ha sostenuto che, nel 1993, l’azione giudiziaria e politica di quel periodo avrebbe determinato la dissoluzione dei partiti tradizionali senza riuscire a eliminare il fenomeno della corruzione. Secondo la sua ricostruzione, il finanziamento illecito ai partiti era un sistema noto e diffuso, e la stagione di Mani Pulite avrebbe avuto l’effetto di indebolire la struttura politica del Paese.