Nella Striscia di Gaza, il numero delle persone disperse a seguito del conflitto in corso dall’ottobre 2023 continua a rappresentare una delle principali emergenze umanitarie. Secondo diverse organizzazioni locali per i diritti umani, migliaia di individui risultano tuttora irreperibili, in molti casi ritenuti presumibilmente sepolti sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti.
Le stime diffuse da alcune ONG operanti sul territorio indicano numeri significativamente elevati di dispersi, tra cui donne e minori, mentre le operazioni di recupero risultano rallentate dalla distruzione diffusa delle infrastrutture e dalla scarsità di mezzi pesanti necessari alla rimozione delle macerie. Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno evidenziato come la quantità di detriti accumulati nella Striscia renda estremamente complessa l’identificazione e il recupero dei corpi.
Secondo quanto riportato da Quds News Network, che cita a sua volta fonti locali tra cui la Gaza-based Al-Dameer Association for Human Rights, il numero dei dispersi potrebbe superare le 9.500 unità, con una parte consistente ritenuta intrappolata sotto le macerie. Le stesse fonti riferiscono inoltre difficoltà operative persistenti nel recupero dei resti umani a causa delle restrizioni sull’ingresso di attrezzature pesanti.
Le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio segnalano che migliaia di famiglie non hanno ancora potuto dare sepoltura ai propri cari, mentre le operazioni di ricerca proseguono in condizioni estremamente complesse. In alcuni casi, secondo tali rapporti, il recupero dei corpi avviene solo in aree parzialmente accessibili o durante cessate il fuoco temporanei, senza tuttavia riuscire a coprire l’intera estensione delle zone colpite.