Un patrimonio milionario costruito nel corso di decenni attraverso il traffico internazionale di droga, società offshore e investimenti all’estero. È questo il quadro emerso dall’imponente operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato alla scoperta e al sequestro di beni riconducibili al boss mafioso Matteo Messina Denaro per un valore complessivo stimato in circa 200 milioni di euro.
L’inchiesta, condotta dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, rappresenta uno dei più significativi colpi inferti ai patrimoni economici riconducibili all’ex superlatitante di Castelvetrano, deceduto il 25 settembre 2023 nel carcere de L’Aquila, dove stava scontando diversi ergastoli dopo l’arresto avvenuto il 16 gennaio dello stesso anno.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il patrimonio sarebbe il risultato del reimpiego di ingenti capitali provenienti principalmente dal traffico di sostanze stupefacenti gestito sin dagli anni Ottanta dal clan dei Messina Denaro e dagli interessi economici di Cosa nostra trapanese. Gli investigatori avrebbero ricostruito una fitta rete di operazioni finanziarie internazionali finalizzate a occultare l’origine illecita dei fondi attraverso società schermo e investimenti distribuiti in diversi Paesi.
L’operazione ha assunto una dimensione transnazionale. Attività investigative e sequestri sono stati eseguiti contemporaneamente in numerosi Stati e territori esteri, tra cui Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con particolare riferimento alle località di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banus. Gli accertamenti avrebbero consentito di individuare immobili, disponibilità finanziarie, quote societarie e altri beni patrimoniali riconducibili direttamente o indirettamente alla rete economica del boss.
Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, tre persone sono state arrestate con accuse che, a vario titolo, riguarderebbero il concorso nelle attività di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Gli investigatori ritengono che gli indagati abbiano avuto un ruolo determinante nella gestione e nella protezione del patrimonio accumulato negli anni dall’organizzazione mafiosa.
L’inchiesta punta a fare piena luce sui canali finanziari utilizzati dal sistema economico riconducibile a Messina Denaro e sui collegamenti tra ambienti criminali, imprenditoriali e finanziari internazionali. Gli inquirenti evidenziano come il boss trapanese, oltre a essere considerato uno degli ultimi grandi capi di Cosa nostra, fosse anche il centro di un sofisticato sistema economico capace di muovere capitali enormi attraverso paradisi fiscali e strumenti societari difficilmente tracciabili.
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha convocato una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, nel corso della quale saranno illustrati ulteriori dettagli dell’operazione e gli sviluppi investigativi ancora in corso.