Roma Pride esclude Keshet Italia: “Devono condannare il genocidio a Gaza”. Comunità Ebraica: “Discriminazione”

Lo scontro tra Roma Pride e l'associazione di ebrei LGBTQ+: partecipare al corteo richiede una posizione netta sul conflitto mediorientale

Roma Pride esclude Keshet Italia: “Devono condannare il genocidio a Gaza”. Comunità Ebraica: “Discriminazione”

Il Roma Pride ha escluso Keshet Italia, organizzazione autonoma di ebrei italiani LGBTQ+, dalla parata, legando la partecipazione con un carro all'adesione alla propria posizione sul conflitto a Gaza. La decisione ha scatenato la reazione della Comunità Ebraica di Roma, che parla di “palese discriminazione nei confronti di cittadini italiani solo perché ebrei”.

La posizione del Roma Pride

In un comunicato pubblicato dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, il Roma Pride spiega che “non vi sono le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata”. La motivazione è politica: il documento programmatico dell'organizzazione definisce quanto sta accadendo a Gaza “genocidio perpetrato dal governo israeliano”, e chi sale sul carro deve fare proprie tutte le rivendicazioni del movimento, senza eccezioni. “Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare singole pietanze indesiderate”, si legge nel comunicato.

Secondo il Roma Pride, Keshet Italia non ha condannato quanto accade a Gaza e non intende farlo. In un documento recentemente pubblicato, l'organizzazione avrebbe anzi evitato di usare la parola "genocidio", una scelta che il Roma Pride definisce inaccettabile.

La risposta della Comunità Ebraica di Roma

La Comunità Ebraica di Roma ha pubblicato un post su Facebook definendo la scelta “grave” e introducente “un criterio identitario e discriminatorio rivolto esclusivamente ad associazioni ebraiche”. La Comunità sottolinea la contraddizione di chiedere “ad alcuni ebrei italiani una preventiva dissociazione” mentre alla stessa parata partecipano “simboli e realtà che, nei Paesi che rappresentano, reprimono apertamente i diritti LGBTQ+ che il Pride dice di rivendicare”. Una “palese discriminazione”, conclude, che “tradisce i principi di pluralismo, libertà e inclusione che il Roma Pride vorrebbe rappresentare e difendere”.