SuirissiriuS, l’arte come riscatto: “Nel caos curo le ferite dell’anima e trovo la mia luce”

Dall’infanzia passata a disegnare sui banchi di scuola ai grandi animali simbolici che oggi popolano le sue tele: il percorso umano e creativo di un artista che trasforma fragilità, memoria e istinto in linguaggio visivo

SuirissiriuS, l’arte come riscatto: “Nel caos curo le ferite dell’anima e trovo la mia luce”

Per alcuni l’arte arriva come una scelta. Per altri, come una necessità. Per Karlandrea Nardacci, in arte SuirissiriuS, è stata entrambe le cose: un rifugio, un’urgenza, ma soprattutto una forma di autenticità. Dietro i colori accesi e le grandi figure animali che oggi caratterizzano le sue opere c’è una storia fatta di percorsi irregolari, cambi di direzione, errori, ricerca personale e una continua rincorsa verso qualcosa di profondamente vero.

“Io ho sempre disegnato”, racconta. Lo faceva sui banchi di scuola, con il pennarello indelebile, mentre seguiva le lezioni. Un gesto istintivo, quasi necessario. L’arte, però, non arriva subito come professione o prospettiva concreta. Arriva più tardi, “nel posto sbagliato al momento giusto”, come ama definirla lui stesso, richiamando il concetto greco di Kairos: quell’attimo decisivo che cambia il corso delle cose.

Il suo percorso formativo è tutt’altro che lineare. Studi dai preti, cambi di istituto, esperienze diverse e una sensazione costante di essere fuori posto. Ma proprio dentro quel disordine prende forma la sua identità creativa. L’arte diventa uno spazio personale in cui riconoscersi, un luogo mentale in cui sentirsi autentico.

Una parte fondamentale di questa costruzione passa da Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, il paese dei nonni. È lì, tra il Po, Piazza Bentivoglio e i ricordi dell’infanzia, che nascono i suoi soggetti simbolici: tigri, galli e animali monumentali che diventano metafora di forza, istinto e resistenza. Figure che non restano ferme sulla tela, ma viaggiano, crescono e arrivano fino a Roma, passando per esposizioni e spazi artistici che ne hanno accolto l’evoluzione.

Le sue opere sono caratterizzate da colori intensi, dimensioni importanti e una presenza quasi fisica. Non sono animali decorativi: sono manifesti emotivi. “Invitano a vivere nel pieno delle nostre forze e capacità”, spiega. Un messaggio che coincide con la sua stessa filosofia di vita.

Perché la poetica di SuirissiriuS nasce proprio da lì: dall’attraversare il buio. “Curo le ferite dell’anima nel caos, ed è lì che trovo la mia luce”. Una frase che sintetizza perfettamente il suo percorso personale e professionale. Un cammino fatto di lavori diversi, errori, esperienze accumulate senza rimpianti. Mille tentativi che oggi diventano materia artistica.

Guardando avanti, la sensazione è che l’obiettivo non sia semplicemente lasciare un segno nel mercato dell’arte, ma nel vissuto collettivo. Costruire immagini che restino, emozioni che si riconoscano, simboli capaci di parlare a chi osserva.

Chi conosce SuirissiriuS, dice lui stesso, sa che non smette mai di mettersi alla prova. “Vivo in gara con me stesso e non mollo mai”. Ed è forse proprio questa tensione continua tra fragilità e forza a rendere la sua arte così riconoscibile: profondamente umana.