Modena, nelle mail all’università rabbia, insulti e richiesta d’aiuto: “Bastardi cristiani”, poi le scuse

Dalle frasi offensive contro i cristiani alle scuse inviate poche ore dopo: gli investigatori analizzano le email del 2021

Modena, nelle mail all’università rabbia, insulti e richiesta d’aiuto: “Bastardi cristiani”, poi le scuse

“Bastardi cristiani”. E ancora: “Voi e il vostro Gesù Cristo, io brucio”. Sono alcune delle frasi contenute nelle email inviate nell’aprile 2021 da Salim El Koudri all’Università di Modena e Reggio Emilia, oggi finite al centro dell’inchiesta sull’attacco avvenuto sabato scorso nel centro della città emiliana. L’uomo, arrestato con l’accusa di strage e lesioni gravissime dopo aver travolto alcuni civili con un’auto, si era laureato in Economia aziendale presso lo stesso ateneo al quale aveva scritto per chiedere un aiuto nella ricerca di lavoro.

Le comunicazioni, pubblicate dal Corriere della Sera e confermate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in un’intervista rilasciata a Il Giornale, vengono ora analizzate dagli investigatori per comprendere il quadro psicologico e personale dell’attentatore nei mesi e negli anni precedenti ai fatti.

Nella prima email, inviata all’indirizzo istituzionale dell’università, El Koudri utilizzava espressioni offensive e blasfeme rivolte al mondo cristiano. Il tono del messaggio appariva fortemente aggressivo e segnato da un profondo risentimento personale. Tra le frasi riportate figurano: “Bastardi cristiani” e “Voi e il vostro Gesù Cristo, io brucio”.

Secondo quanto emerso, meno di un’ora dopo lo stesso autore aveva inviato una seconda comunicazione dai toni completamente differenti, nella quale chiedeva scusa per quanto scritto. “Mi spiace per la maleducazione. Non trovo un lavoro coerente con i miei studi e non so cosa fare”, scriveva nella nuova email indirizzata all’ateneo.

Per gli investigatori, il passaggio tra le due comunicazioni rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine. Da un lato emergerebbero rabbia, frustrazione sociale e tensione identitaria; dall’altro, un immediato ripensamento accompagnato da una richiesta implicita di ascolto e supporto.

Sul caso è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha fornito ulteriori elementi sul profilo dell’indagato. “È figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda”, ha dichiarato il titolare del Viminale.

Piantedosi ha inoltre spiegato che, allo stato attuale delle indagini, non sarebbero emersi elementi riconducibili a una radicalizzazione islamista strutturata. “Ha manifestato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale. In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i bastardi cristiani e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa”, ha affermato il ministro.

Secondo il responsabile del Viminale, l’uomo “potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni”, ma “non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista, dalle perquisizioni e dalle analisi dei telefoni, al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente”.

Gli investigatori stanno ora ricostruendo nel dettaglio la personalità dell’attentatore, verificando anche l’eventuale presenza di fenomeni emulativi rispetto ad altre stragi avvenute in Europa e compiute da soggetti con disturbi psichici non collegati a gruppi eversivi islamisti.

Parallelamente proseguono gli accertamenti sull’attività online dell’indagato. In particolare, si attendono riscontri da Meta riguardo a contenuti che nei mesi precedenti sarebbero stati rimossi dai suoi profili social perché ritenuti in violazione delle policy aziendali. Dopo l’attacco, la piattaforma avrebbe inoltre chiuso il suo account Facebook.

A margine del vertice svoltosi in Prefettura, Piantedosi ha confermato che nelle prime ore successive all’attacco vi fosse preoccupazione circa una possibile matrice terroristica. “Eravamo e siamo ancora un po’ preoccupati per la giusta collocazione del fatto”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che, allo stato attuale, la vicenda “sembra collocabile soprattutto in una situazione di disagio psichiatrico”.