Mondiali 2026, l'allarme degli esperti: "Sarà l'edizione più inquinante di sempre"

Il maxi-torneo tra USA, Canada e Messico rischia di raddoppiare le emissioni del Qatar. Sotto accusa i troppi voli e i trasporti shock

Mondiali 2026, l'allarme degli esperti: "Sarà l'edizione più inquinante di sempre"

La Coppa del Mondo FIFA si apre giovedì in un clima di grande attesa globale, ma anche sotto l’ombra di preoccupazioni ambientali sempre più rilevanti. Secondo diversi analisti del settore climatico, l’edizione allargata del torneo potrebbe registrare un’impronta ecologica senza precedenti, fino a superare quella di tutte le edizioni precedenti e, in particolare, risultare più del doppio rispetto a quella disputata in Qatar nel 2022.

Secondo quanto riportato da Al Arabiya, che cita stime elaborate da piattaforme e ricercatori specializzati nelle emissioni di carbonio, questa edizione del torneo potrebbe generare circa 7,8 milioni di tonnellate di CO₂, un valore paragonabile alle emissioni annuali di milioni di automobili e superiore a quello stimato per il Mondiale in Qatar, che si attestava intorno ai 3,8 milioni di tonnellate.

L’aumento previsto delle emissioni è legato principalmente alla nuova struttura del torneo, che per la prima volta coinvolge 48 squadre e si svolge in un’area geografica estremamente ampia tra Canada, Stati Uniti e Messico, con partite distribuite in 16 città ospitanti. Secondo gli esperti, circa l’87% delle emissioni complessive sarebbe attribuibile agli spostamenti di squadre, tifosi e media, con una forte incidenza dei viaggi aerei intercontinentali e continentali.

La distanza tra le sedi di gara rappresenta uno dei principali fattori critici: il torneo si sviluppa su circa 4.600 chilometri da nord a sud, con una suddivisione in aree regionali pensata per contenere gli spostamenti, ma che secondo diversi accademici non sarebbe sufficiente a compensare l’impatto complessivo della logistica. Alcune nazionali, come l’Inghilterra, dovranno affrontare trasferte molto lunghe già nella fase a gironi, con spostamenti che possono superare i 2.700 chilometri.

Gli studiosi e gli osservatori ambientali, tra cui la ricercatrice Madeleine Orr e il geografo David Gogeshvili, sottolineano come l’espansione del torneo e la distribuzione delle partite su un’area così vasta abbiano inevitabilmente aumentato il costo climatico dell’evento. Secondo queste analisi, anche in assenza della costruzione di nuovi impianti, la sola organizzazione logistica su scala continentale contribuisce a incrementare significativamente le emissioni complessive.

Oltre ai trasporti, un ulteriore elemento di impatto è rappresentato dall’impronta digitale dell’evento: trasmissioni televisive, piattaforme streaming, infrastrutture dati e dispositivi utilizzati dal pubblico globale contribuiscono a un consumo energetico difficilmente quantificabile ma ritenuto significativo dagli esperti.

La FIFA, dal canto suo, ribadisce l’impegno a integrare criteri di sostenibilità nella gestione dei tornei, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica entro il 2040, pur senza aver definito obiettivi specifici per la singola manifestazione. Tuttavia, il dibattito resta aperto: l’espansione del format sportivo, se da un lato amplia la partecipazione globale, dall’altro solleva interrogativi sempre più pressanti sul suo impatto ambientale complessivo.