Napoli, non solo 'buco': la metamorfosi del crimine. Brega: “rapine come operazioni ingegnerizzate”

Oltre il cinema: la criminologa analizza il colpo al Vomero tra controllo emotivo degli ostaggi e pianificazione da esperti

Napoli, non solo 'buco': la metamorfosi del crimine. Brega: “rapine come operazioni ingegnerizzate”

Non appena si è appreso che i rapinatori erano scomparsi nel dedalo di fogne del centro di Napoli e gli ostaggi erano incolumi, sono esplose le citazioni e i rimandi cinematografici a serie più o meno famose. Il film al quale quasi nessuno ha fatto riferimento però è una pellicola del 2008: La rapina perfetta, dove una banda sgangherata svaligia una banca passando da un buco praticato dal pavimento di una pelletteria costruendo un tunnel. Obiettivo le cassette di sicurezza, come nel colpo napoletano.

Un colpo non proprio perfetto , quello del film, (la trama pullula di imprevisti e merita di essere guardato) e, soprattutto, dove i rapinatori sono "eterodiretti" e che può aprire una riflessione ampia sul vero obiettivo dei ladri. Indubbiamente, però, la percezione è che sempre più spesso la cronaca riporta  eventi criminali che, messi in fila e analizzati, necessitano una nuova chiave interpretativa.

Questa è la riflessione in merito della dottoressa Roberta Brega, criminologa: "Quella avvenuta (...) al Vomero, nel cuore di Napoli, sembra confermare una trasformazione profonda che la criminologia osserva già da tempo: il passaggio da azioni improvvisate e opportunistiche a condotte sempre più strutturate, pianificate e, per certi versi, “ingegnerizzate”.

Roberta Brega



Le prime ricostruzioni parlano di un’azione lucida, organizzata, in cui nulla appare lasciato al caso, dall’ingresso armato alla gestione degli ostaggi, fino alla fuga attraverso un varco nel pavimento. Elementi che non rimandano alla criminalità impulsiva, ma a un modello operativo che richiede studio preliminare, conoscenza approfondita degli spazi, divisione dei ruoli e capacità di adattamento in tempo reale. È qui che il dato criminologico diventa interessante perché la rapina non è più solo un reato contro il patrimonio, ma una vera e propria operazione complessa, che si avvicina per logica e struttura a dinamiche tipiche della criminalità organizzata o comunque ad alta competenza.

Ricorderete sicuramente la rapina avvenuta nell'estate del 2018, presso l'Ufficio Postale di Piazza Matteotti a Napoli. Anche in quel caso si era osservata una pianificazione sofisticata, con utilizzo di vie di accesso e fuga non convenzionali e una gestione della scena costruita per guadagnare tempo e disorientare le forze dell’ordine. Non si trattava semplicemente di “entrare e uscire”, ma di governare lo spazio, anticipare le reazioni e costruire un vantaggio strategico.  Questa è l'evoluzione che segna il cambiamento. La rapina assurge a sistema, non più a mero gesto.

La presenza di ostaggi, sotto il profilo psicologico, introduce poi una dimensione ancora più complessa. Questo controllo del luogo non è solo fisico, ma profondamente emotivo. Il gruppo criminale deve mantenere una lucidità costante, saper gestire la tensione interna, coordinarsi senza errori e, allo stesso tempo, esercitare una pressione psicologica sulle vittime tale da neutralizzare qualsiasi reazione, utilizzando la paura come strumento. Viene indotta, ben dosata, calibrata, utilizzata per stabilizzare la scena e ridurre l’imprevedibilità.

Al contrario, chi la subisce vive una condizione di sospensione psicologica, in cui il tempo si altera, la percezione del rischio si amplifica e ogni gesto viene filtrato dalla necessità primaria di sopravvivere. Tutte tracce profonde spesso sottovalutate nel racconto mediatico di questi eventi.

Ciò che emerge, quindi, non è solo la gravità del singolo episodio, ma un’evoluzione del fenomeno. Competenze tecniche, pianificazione strategica, gestione del rischio e controllo comportamentale diventano elementi centrali. 

Questo impone una riflessione più ampia: la sicurezza oggi non può limitarsi alla dimensione repressiva, ma deve necessariamente comprendere la lettura dei comportamenti, delle dinamiche di gruppo e delle nuove forme di organizzazione del crimine".