Papa Leone XIV al Parlamento spagnolo: “Il riarmo non è una risposta inevitabile. La pace nasce dalla giustizia”

Prima volta nella storia che un Pontefice parla alle Cortes. Sul tavolo migranti, intelligenza artificiale, vita e famiglia

Papa Leone XIV al Parlamento spagnolo: “Il riarmo non è una risposta inevitabile. La pace nasce dalla giustizia”

Dieci minuti ininterrotti di applausi, tutti in piedi, con grida di “Viva il Papa!”. Papa Leone XIV ha tenuto oggi il primo discorso di un Pontefice al Parlamento spagnolo, le Cortes, nel terzo giorno del suo viaggio apostolico in Spagna. Un discorso denso, che ha toccato guerra e riarmo, migranti, intelligenza artificiale, vita umana e famiglia, intrecciando storia, filosofia del diritto e attualità geopolitica. Lo riportano RaiNews e AgenSir.

In mattinata il Papa aveva incontrato il premier Pedro Sanchez alla Nunziatura Apostolica in un colloquio privato durato circa 20 minuti. Sanchez gli ha donato un bonsai di olivo spagnolo di 13 anni, “simbolo universale di pace, dialogo e comprensione”, come spiegato dalla presidenza del governo.

“Il riarmo non è una risposta inevitabile”

Il passaggio più atteso e commentato del discorso riguarda la guerra e il riarmo. “Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare”, ha detto Leone XIV. “Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”. E ha aggiunto: “È preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale”.

Il Pontefice ha chiesto alla comunità internazionale di “riscoprire il valore indispensabile del dialogo come percorso paziente verso accordi giusti e duraturi”. Solo da questo “rientro in campo della diplomazia e del diritto”, ha aggiunto, “nascono la fiducia e la speranza per l'intera umanità”.

Migranti: “Nessuna nazione può essere lasciata sola”

Sul tema dei migranti Leone XIV ha chiesto di andare “oltre la semplice gestione di flussi”, indicando “una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un'accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra”. Ha citato le rotte sempre più pericolose, come quella atlantica, chiedendo di rafforzare “il salvataggio e l'assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale”, perché “nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata”.

Intelligenza artificiale e dignità umana

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale in ambito militare “richiede una rigorosa vigilanza etica, affinché le decisioni sulla vita e sulla morte non siano mai scaricate su automatismi né sottratte alla responsabilità morale della persona umana”, ha avvertito il Papa. E ha ribadito il principio fondante del suo discorso: “Ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana. Tale dignità precede ogni concessione dello Stato e non può essere subordinata a consensi sociali mutevoli o alle fluttuazioni delle maggioranze del momento”.

“Difesa della vita: una meta di civiltà”

Leone XIV ha poi rivolto ai legislatori una “parola serena e decisa” sulla vita umana. “Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?”, ha chiesto. “La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev'essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”. Ha sottolineato anche il ruolo della famiglia, “prima scuola di umanità dove si impara la grammatica elementare della convivenza: accogliere la vita, prendersi cura dell'altro, perdonare, servire e appartenere”.

L'eredità della Scuola di Salamanca

Il discorso si è aperto con un omaggio alla grande tradizione intellettuale spagnola: Cervantes, Santa Teresa d'Avila, Unamuno. E soprattutto la Scuola di Salamanca e frate Francisco de Vitoria, teologo domenicano del Cinquecento considerato uno dei padri del diritto internazionale moderno. “Dalla Spagna, la riflessione della Scuola di Salamanca ha contribuito a formare una coscienza giuridica e morale capace di ricordare che l'autorità comporta sempre una responsabilità”, ha detto il Papa, indicando come quell'eredità “continua a chiedersi come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull'imposizione della forza”.