Il presidente russo Vladimir Putin trascorre una quota crescente del proprio tempo operativo in strutture sotterranee altamente protette, concentrando la propria attività sulla gestione diretta della guerra. È quanto emerge da ricostruzioni pubblicate dal Financial Times, basate su fonti vicine al Cremlino e a servizi d’intelligence europei.
Secondo tali fonti, negli ultimi mesi si sarebbe registrato un cambiamento significativo nelle abitudini del leader russo: Putin e il suo nucleo familiare avrebbero ridotto drasticamente la permanenza nelle tradizionali residenze nei pressi di Mosca e nella regione di Valdai, privilegiando invece la permanenza prolungata in bunker sotterranei, anche nell’area meridionale di Krasnodar.
Il rafforzamento delle misure di sicurezza attorno al presidente appare strettamente connesso a un contesto percepito come sempre più instabile. Le stesse fonti riferiscono di un incremento delle preoccupazioni per possibili minacce, tra cui attacchi mirati e tentativi di destabilizzazione interna, che avrebbero contribuito ad accentuare il ricorso a infrastrutture protette.
In questo quadro, si inserisce anche un mutamento nello stile di governo. Il Financial Times evidenzia come Putin stia dedicando la maggior parte del proprio tempo, circa il 70%, alla conduzione delle operazioni militari e al monitoraggio quotidiano dell’andamento del conflitto. Le fonti descrivono un coinvolgimento diretto e dettagliato, con attenzione anche a elementi operativi minori, come la situazione nei centri abitati più piccoli.
Il restante tempo sarebbe destinato ad attività istituzionali, tra cui incontri diplomatici e dossier economici, che tuttavia appaiono oggi secondari rispetto alla gestione della guerra.
Parallelamente, si osserva una contrazione delle apparizioni pubbliche del presidente. Rispetto all’anno precedente, le uscite ufficiali risultano sensibilmente diminuite, mentre una parte della comunicazione istituzionale continuerebbe a essere veicolata tramite contenuti registrati.
Analisti citati dalla stampa internazionale interpretano questa evoluzione come un segnale di crescente isolamento decisionale, accompagnato da una centralizzazione delle scelte strategiche nelle mani del presidente.