È finita l'aria. È questa la causa della morte dei cinque sub italiani intrappolati giovedì scorso nella grotta di Alimathà, a oltre 60 metri di profondità nel mare delle Maldive. Lo ricostruisce Sara Gandolfi sul Corriere della Sera, inviata a Malè, con l'aiuto del team di soccorso finlandese, di fonti vicine agli investigatori e dei media locali. Le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino rientreranno domani in Italia. Il capobarca Gianluca Benedetti era stato trovato giovedì, alla fine del corridoio verso la prima camera.
I cinque sono entrati volontariamente nella grotta: l'ingresso è grande e ben visibile. Non c'è stato alcun risucchio, "nella grotta c'è una corrente di marea ma è leggerissima, impossibile che li abbia risucchiati", ha riferito il soccorritore finlandese Sami Paakkarinen. Dopo aver attraversato la prima camera e un corridoio lungo 30 metri che forma una specie di "esse", sono scesi nella seconda camera. Al momento di tornare indietro, si sono persi.
Il motivo è un'illusione ottica documentata dai sommozzatori che hanno ispezionato la grotta: le correnti spostano la sabbia del fondo accumulandola proprio nel punto in cui il corridoio risale, rendendo l'imbocco d'uscita apparentemente chiuso. A sinistra, un altro tunnel, largo quanto quello giusto, senza dislivelli né accumuli di sedimento, sembra aperto. Ma non porta da nessuna parte. È in fondo a quel cunicolo cieco che sono stati trovati i corpi di quattro sub lunedì.
Sul fronte dell'attrezzatura, emergono elementi critici. I sub probabilmente avevano le torce ma non il cosiddetto Filo d'Arianna, la cima guida che si segue durante un'immersione in grotta e che avrebbe potuto riportarli all'ingresso. Le bombole a bordo della Duke of York erano quelle standard per immersioni ricreative, da 11 o 13 litri, non le bombole di Trimix, la miscela di ossigeno, azoto ed elio necessaria per immersioni oltre i 60 metri. "Con quelle bombole si può rimanere sott'acqua a quelle profondità solo pochi minuti, al massimo 10", spiega Laura Marroni, Ceo di DAN Europe, che ha coordinato i soccorsi.
Restano aperti anche i nodi sui permessi. La professoressa Montefalcone aveva un'autorizzazione per ricerche scientifiche fino a 50 metri, ma né il nome della figlia Giorgia né quello del capobarca Benedetti figurano nella lista approvata. L'Università di Genova ha precisato che la penetrazione in quella grotta non era prevista dal piano di ricerca. Secondo l'avvocato Orietta Stella, legale della società Albatros Top Boat che gestiva la barca, "nessuno dei cinque sub aveva brevetti specifici per la penetrazione in grotta".
In Italia la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sono in programma le autopsie e l'analisi dell'attrezzatura, tra cui mute, bombole, telecamere GoPro, torce, computer e telefonini. Saranno sentiti anche i responsabili del dipartimento dell'Università di Genova dove insegnava la professoressa Montefalcone.