La guerra tra Iran e Stati Uniti sta producendo effetti significativi anche su uno dei comparti agricoli più strategici dell'economia iraniana. Le esportazioni di pistacchi, prodotto simbolo del Paese e voce rilevante del commercio agroalimentare nazionale, hanno registrato un brusco rallentamento a causa delle difficoltà logistiche e delle restrizioni ai trasporti marittimi conseguenti al conflitto.
Secondo quanto riferito dall'agenzia Adnkronos, che cita l'ultimo rapporto mensile dell'Iran Pistachio Association, tra il 20 febbraio e il 20 marzo 2026 le spedizioni di pistacchi iraniani sono scese a circa 9.000 tonnellate, segnando una contrazione del 55% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'associazione attribuisce il calo allo scoppio delle ostilità tra Washington e Teheran, avvenuto il 28 febbraio, e alle limitazioni operative che hanno interessato il porto di Bandar Abbas e il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz.
L'Iran è il secondo produttore mondiale di pistacchi e il settore rappresenta una delle principali fonti di esportazione agricola del Paese. Dall'inizio della stagione commerciale, compresa tra settembre 2025 e aprile 2026, le esportazioni hanno raggiunto 109.000 tonnellate equivalenti di pistacchi con guscio, con una diminuzione del 26% rispetto alla campagna precedente.
I dati evidenziano inoltre un netto rallentamento del ritmo di smaltimento delle scorte. Il rapporto tra esportazioni e disponibilità iniziali si è attestato al 45%, contro il 64% registrato nello stesso periodo dell'anno scorso e il 56% della media degli ultimi cinque anni. Un indicatore che, secondo gli operatori del settore, riflette le difficoltà nel raggiungere alcuni dei principali mercati di consumo tradizionalmente serviti attraverso le rotte del Golfo Persico.
Nel contesto delle restrizioni ai traffici marittimi, i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), organizzazione che riunisce diverse ex repubbliche sovietiche, sono diventati la principale destinazione delle esportazioni mensili di pistacchi iraniani. Seguono la Turchia e il subcontinente indiano, mercati che hanno aumentato il proprio peso relativo nelle vendite estere del prodotto.
Di segno opposto l'andamento delle esportazioni verso l'Estremo Oriente. La quota di mercato riconducibile a quest'area geografica è infatti scesa dall'attuale 25% della precedente campagna commerciale all'8% dell'annata in corso, evidenziando un forte ridimensionamento dei flussi commerciali verso una delle aree tradizionalmente più importanti per il consumo di pistacchi.
L'associazione dei produttori sottolinea inoltre che le ostilità e le interruzioni delle spedizioni verso gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi del Golfo hanno inciso sul peso complessivo del comparto pistacchicolo all'interno delle esportazioni agricole iraniane. Dopo aver raggiunto un picco del 57% nel quinto mese della stagione commerciale, la quota è scesa al 42% nel mese successivo per poi stabilizzarsi al 43% nel settimo mese.
Secondo le stime dell'Iran Pistachio Association, in condizioni normali il settore avrebbe potuto superare per la prima volta la soglia del 50% sul totale delle esportazioni annuali. Le conseguenze del conflitto rendono però improbabile il raggiungimento di tale obiettivo, con il rapporto destinato a rimanere sotto questa soglia fino al termine della campagna commerciale.
Particolarmente significativo il dato relativo alle giacenze. Al termine del settimo mese della stagione commerciale, le scorte residue sono stimate in circa 114.000 tonnellate di pistacchi, un volume che potrebbe tradursi nel più elevato riporto di fine campagna mai registrato dal settore.