Eccoci alla quarta Monumento dell'anno, l'ultima di primavera, la Doyenne, la decana, la corsa che per la prima volta si è svolta nel 1892.
Fino agli anni 70 è stata praticamente off limits per gli italiani, l'unica vittoria era di tal Carmine Preziosi che nel 1965 prevalse in volata su Adorni ed altri compagni di avventura poi improvvisamente tutto cambiò e prima dell'avvento del grande Moreno Argentin, il principe delle Ardenne, Michele Bartoli, Paolo Bettini, il compianto Rebellin, Di Luca che fecero di questa classica il terreno preferito dei nostri , nel 1982 in un'edizione stranamente anticipata rispetto alla Freccia Vallone e alla Roubaix che si corse quindi la domenica successiva al giro delle Fiandre si compì il capolavoro della carriera di Silvano Contini.
Andiamo con ordine, è l'11 aprile, domenica di Pasqua, giornata fredda e piovosa come accadeva spesso in quegli anni, , giornata da grandi cacciatori di classiche, da veltri fiamminghi, è una corsa ad eliminazione, dopo il giro di boa di Bastogne, ecco lo Stockeu, primo nodo della corsa; fuga mattutina riassorbita e gruppo ridotto a 25 superstiti, dentro il blocco olandese della Raleigh, i grandi vecchi De Vlaeminck, Kuiper e Pollentier, la nouvelle vague guidata dal talentuoso De Wolf, dai futuri campioni del mondo Criquielion e Roche, l'australiano Phil Anderson, l'olandese Adrie Van der Poel genero del grande Poulidor e l'irlandese Sean Kelly. Nelle pieghe del gruppo viaggiano anche due maglie della gloriosa Bianchi, quella di Tommy Prim, già secondo al Giro d'Italia dell'anno precedente, e Contini.
Sulla cote di Mont Theux sono tra i più attivi a frazionare il gruppetto che si appresta ad affrontare gli ultimi trenta chilometri con undici superstiti.
Sulla cote de Forges, De Wolf attacca deciso e Contini è tempestivo a prendergli la ruota, sui due rientrano Criquielion e il veloce svizzero Mutter; è qui che Contini compie il suo capolavoro, si gestisce da veterano, collabora con decisione ma è attento a saltare qualche cambio simulando un principio di crampi, convinto che dietro, come puntualmente accade Prim rompe i cambi e si porta passivo a ruota dei più convinti contrattaccanti.
Mentre De Zan chiedeva disperatamente la linea a Domenica In, il buon Silvano sui vialoni di Liegi si disinteressava degli altri compagni di fuga e si incollava alla ruota di De Wolf che dopo l'ultima curva sul boulevard de la Souveniere partiva dalla seconda posizione per fare il suo sprint con il nostro agganciato al mozzo.
Contini era perfetto a rimanere coperto fino agli ultimi venti metri e a passarlo quasi sulla linea valicando il traguardo a braccia alzate tra le grida soffocate dall'emozione del grande Adriano De Zan che era riuscito finalmente ad ottenere la linea. Vittoria da compassato uomo del nord che purtroppo non ha avuto seguito. A ventidue minuti in trentanovesima posizione completava la sua Liegi l'esordiente Argentin che ne diventerà il padrone indiscusso da li a pochi anni.
Liegi 2026 vincerà anche oggi Pogacar? Molto probabile, ma il Seixas visto nella Freccia di mercoledì e l'Evenepoel dell'Amstel di domenica mai come in questa occasione avranno l'opportunità di vedere la loro ruota davanti al fuoriclasse sloveno. Buon divertimento
La signora delle Ardenne
La più antica e tra le più dure delle monumento. Gli italiani hanno faticato per decenni ad imporsi ma poi ha regalato tante soddisfazioni