Medici di famiglia, via libera alla riforma

Doppio canale dipendenza-convenzione, specializzazione universitaria e pediatra fino a 18 anni

Medici di famiglia, via libera alla riforma

La riforma della medicina generale (decreto-legge per il riordino dell’assistenza primaria territoriale, della medicina generale e della pediatria di libera scelta) presentata la scorsa settimana alle Regioni, entra ora nella fase dell’articolato con una prima bozza di testo, anticipata dal Quotidiano Sanità. Quindi non più soltanto linee programmatiche, ma una traccia normativa vera e propria, con articoli, tempi di attuazione, rinvii contrattuali, ruolo delle Regioni e disciplina transitoria.

Si tratta ancora di un primo passo da sottoporre al confronto con Regioni, enti territoriali, sindacati, associazioni dei pazienti e società civile ma la direzione è chiara: rendere pienamente operative le Case della Comunità, trasformare la presenza dei medici di famiglia nelle strutture territoriali da attività accessoria a componente strutturale del sistema e aprire, accanto alla convenzione, un canale di dipendenza selettiva per le funzioni a maggiore intensità organizzativa.

Una delle novità più importanti riguarda l’orario di lavoro, si passerà infatti a un regime fisso e obbligatorio di 38 ore settimanali che cancella l’intervallo precedente (tra 5 e 15 ore) e introduce un quadro orario stabile, allineato agli altri dipendenti del sistema sanitario. Questo cambiamento si inserisce in una riforma più ampia, che mira a rendere più accessibile ed efficiente l’assistenza primaria attraverso un maggiore presidio negli ambulatori, orari ampliati (spesso dalle 8 alle 20) e un sistema di servizi garantiti anche nelle fasce serali e festive grazie alla rete delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Il cuore del testo, però, è quello del doppio canale e il perno su cui ruota l’intero provvedimento è l’articolo 2, che introduce formalmente l’assetto a doppio canale dell’assistenza primaria. Da una parte la convenzione riformata, indicata come canale ordinario del sistema; dall’altra la dipendenza per le funzioni territoriali strutturate, definita come canale selettivo, programmato e non generalizzato. Il testo precisa che la convenzione riformata dovrà continuare ad assicurare la scelta fiduciaria del cittadino e la capillarità territoriale della medicina generale e della pediatria di libera scelta. La dipendenza, invece, non dovrà tradursi in una trasformazione generalizzata dell’intera medicina generale, ma sarà attivata su base volontaria, nei limiti della programmazione regionale e dei contingenti individuati, con priorità per le Case della Comunità.

Il documento vuole riorganizzare l’attuale assetto della medicina generale e della pediatria di libera scelta che non sarebbe più sufficiente a garantire in modo uniforme il pieno funzionamento della rete territoriale, della continuità assistenziale, della prevenzione, della medicina di iniziativa e delle Case della Comunità. Nel testo viene da subito istituita la specializzazione universitaria in medicina generale della durata di quattro anni.

L’articolo 3, da parte sua, conferma la convenzione come canale ordinario, ma ne cambia profondamente il contenuto. Il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta restano titolari del rapporto fiduciario con gli assistiti, ma vengono qualificati anche come soggetti tenuti ad adempiere una funzione territoriale di assistenza primaria inserita nella rete organizzata dei servizi. È questo uno dei punti politicamente più sensibili. La bozza non abolisce la convenzione, ma la ridisegna. Non più soltanto studio, assistiti e rapporto fiduciario, ma anche obblighi di rete, attività programmata e integrazione stabile con le strutture territoriali.

Altra riforma rilevante dell’articolo 3 è quella per la pediatria di libera scelta, che prevede che l’età di esclusiva per l’iscrizione al pediatra sia estesa dalla nascita fino al compimento del diciottesimo anno e che il limite massimo di assistiti sia identico per medici e pediatri.

L’innalzamento fino ai 18 anni, avrebbe l’effetto di ritardare l’iscrizione al medico del ruolo unico e rendere meno critico il ricambio generazionale della categoria, ma genererebbe anche un maggiore costo annuo stimato in 523,7 milioni di euro e la necessità di inserire circa 1.300 pediatri in più, secondo le regole attuali.

Altro articolo interessante è quello che rende le Regioni decisive nella programmazione. L’articolo 7, infatti, attribuisce alle Regioni e alle Province autonome un ruolo centrale in quanto sarà loro la responsabilità di programmare l’assistenza primaria territoriale, definendo il fabbisogno di attività nelle Case della Comunità, le priorità di attivazione del canale dipendente, i presidi e le funzioni da coprire, gli standard minimi organizzativi e informativi, la modulazione del debito organizzativo e i contingenti del canale dipendente.

Ma quali sono i nodi da sciogliere? La bozza conferma che il Governo non intende procedere a una dipendenza generalizzata dei medici di famiglia, ma allo stesso tempo imprime una torsione profonda al modello convenzionale.

La convenzione resta, ma diventa più vincolata a obiettivi, presenza nelle Case della Comunità, indicatori, sistemi digitali e programmazione regionale.

È proprio questo equilibrio, però, a rischiare di diventare il terreno dello scontro. Da un lato il Ministero punta a rendere operative le strutture territoriali previste dal PNRR e a superare un modello giudicato troppo frammentato.

Le Regioni di centrodestra hanno dato già il loro assenso mentre quelle di centrosinistra scioglieranno le riserve (anche se il presidente dell’Emilia-Romagna ha frenato) dopo l’esame del testo, dall’altro Fimmg(Federazione Italiana Medici di Medicina Generale),Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ed Enpam (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) hanno già alzato un muro contestando metodo, merito e possibili effetti sul rapporto fiduciario, sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta previdenziale.

Immediata anche la reazione tra i professionisti. Per la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici guidata da Filippo Anelli, il rischio è quello di alterare l'equilibrio della medicina generale,indebolendo il rapporto diretto tra medico e pazientee spostando il baricentro verso un modello più organizzativo e meno fiduciario. Ancora più dura la Federazione italiana medici di medicina generale, che ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di sospendere l’iter del provvedimento. Secondo il sindacato, il nuovo assetto rischia di rendere la professione meno attrattiva per i giovani medici, aggravando la carenza di medici di famiglia e producendo effetti negativi sull’accesso alle cure territoriali.