Il leader del Myanmar, Min Aung Hlaing, ha disposto la cancellazione di tutte le condanne a morte nel Paese, che verranno convertite in pene detentive a vita. La decisione è stata annunciata attraverso un comunicato ufficiale e rappresenta uno dei provvedimenti più rilevanti adottati dal capo della giunta militare negli ultimi anni.
“Le condanne a morte saranno commutate in ergastolo”, si legge nella nota diffusa dalle autorità, senza ulteriori dettagli sulle motivazioni del provvedimento né sul numero complessivo dei detenuti coinvolti.
La misura rientra in un pacchetto più ampio di amnistie concesse in occasione del Thingyan, il Capodanno birmano, periodo tradizionalmente associato a iniziative di clemenza da parte delle autorità. Secondo quanto riportato nel comunicato, l’amnistia prevede il rilascio di oltre 4.300 prigionieri e la liberazione di quasi 180 cittadini stranieri. Inoltre, tutte le pene inferiori ai 40 anni saranno ridotte di un sesto.
L’annuncio arriva in un contesto politico e giudiziario segnato da forti tensioni. La giunta militare ha assunto il potere nel 2021 attraverso un colpo di Stato e, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, negli anni successivi si sarebbe registrata una recrudescenza delle condanne capitali nei confronti di oppositori e dissidenti, dopo un lungo periodo in cui le esecuzioni erano state di fatto sospese.
Le Nazioni Unite hanno stimato che oltre 130 persone siano state condannate a morte nell’anno successivo alla presa del potere, anche se l’opacità del sistema giudiziario e il conflitto civile in corso rendono difficile verificare con precisione i dati.
Nel medesimo provvedimento di clemenza, l’ufficio del leader birmano ha inoltre confermato la concessione della grazia all’ex presidente Win Myint, detenuto dopo il golpe del 2021.