Ostia e l'oro della sabbia: il tramonto dei clan sul litorale romano

Dall'inferno del Lungomuro alle inchieste di Ruffo, la metamorfosi del mare di Roma tra scorie mafiose e appetiti politici

Ostia e l'oro della sabbia: il tramonto dei clan sul litorale romano

Il Litorale di Ostia è un grande carcere a cielo aperto, dall'altra parte delle inferriate c'è il mare. Le sbarre si chiamano Lungomuro, così è stato appellato da alcuni cittadini il sistema di impedimenti formato da recinzioni, costruzioni in cemento armato, cabine degli stabilimenti balneari che impediscono la visione dei flutti.

Per quasi mezzo secolo il mare di Roma è stato proprietà privata, ma i romani accettavano di buon grado la situazione in cambio di spiagge mantenute in condizioni dignitose chiudendo un occhio (o meglio fregandosene) del resto: le assegnazioni delle licenze erano un tema complesso e astruso nel quale anche l'Amministrazione pareva capirci poco.

Federico Ruffo, giornalista d'inchiesta in forza alla Rai che anagraficamente è nato nel Decimo Municipio di Roma e lì ha mosso i primi passi professionali, ricostruisce da zero facendo nomi e cognomi dei chi ha fatto cosa le vicende dell'unico "quartiere" (in realtà è un Municipio che conta 230.000 abitanti) commissariato per mafia con il suo presidente arrestato. Come si è arrivati a una situazione simile? Qualcuno a malapena ha aperto un occhio tenendo serrato l'altro negli uffici dove avrebbe dovuto invece vigilare: criminali patentati minacciavano dipendenti comunali, tecnici, pubblici ufficiali.

Mani rimaste ignote hanno dato fuoco a un archivio cartaceo dove erano conservati preziosi documenti cartacei che perimetravano strutture del demanio. Ruffo indaga e scrive sempre documenti alla mano mostrando al lettore le carte processuali, le intercettazioni telefoniche, raccontando piccoli e grandi boss che nascono, si affermano e muoiono.



Della famigerata Banda della Magliana e dei diversi clan che hanno provato a sottomettere quella lunga striscia di sabbia nel 2026 rimane solo il ricordo doloroso. Il ripristino della legalità richiede tempo e il caos attuale permette ad alcuni soggetti di continuare a intorpidire le acque, a scrivere di devastazione in corso. Bello o brutto che sia il Mare di Roma interessa a troppi soggetti.

Benché appellato come "mare dei fagottari" Ostia continua a smuovere gli appetiti famelici di alcuni politici che vorrebbero farla diventare una succursale di Las Vegas, sono quelli che hanno ben chiaro il concetto che, come disse un vecchio criminale, la "sabbia è oro".

Federico Ruffo
Mare nero
Storia criminale di Ostia.
Sangue, soldi e potere sulla spiaggia di Roma

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