Cinema: il ritorno di Star Wars tra nostalgia e azione

Il nuovo spin-off sul grande schermo promuove il cacciatore di taglie. Promosso il ritmo, ma delude la varietà degli alieni

Cinema: il ritorno di Star Wars tra nostalgia e azione

Esce nelle sale italiane The Mandalorian and Grogu film che prosegue la narrazione della serie tv The Mandalorian, arrivata alla terza stagione, che espande il rinomato universo di Star Wars. La storia di un salvataggio e di un sacrificio. 
Il film riporta alle classiche atmosfere alle quali i fan sono ben abituati tra droidi, hutt e X-wing.

La narrazione si apre durante un ‘prelievo’, se così si può chiamare, di un generale dell’Impero ormai caduto, che riporta Mando al quartier generale della Nuova Repubblica dove gli viene assegnato un nuovo incarico per i fratelli De Hutt, passati al potere di Nel Hutta dopo la morte di Jabba; i fratelli sono alla ricerca del nipote rapito e, ripagheranno l’impiego del cacciatore di taglie, dando informazioni utili alla Nuova Repubblica su un generale dell’Impero del quale, non si conosce l’identità.
Una missione che sembrerebbe semplice ma che porta il protagonista ad un sacrificio.

Senza andare oltre, evitando di rovinare il film a tutti coloro che lo andranno a vedere, si può dire che la pellicola riporta a casa lo spettatore, le ambientazioni, i personaggi ma soprattutto i dialoghi non deludono, hanno sempre quel pizzico di pepe alla Ian Solo, del quale, il fruitore si è innamorato e del quale non potrebbe fare a meno. Unica pecca che si è vista è la scarsa varietà di specie aliene diverse durante il lungometraggio. Mentre nelle opere con le quali siamo cresciuti, dal 1977 in poi, nelle grandi scene piene di personaggi si trovano una grande varietà di specie aliene, dai cereani ai charigan, dagli ewok ai torguta, in questo nuovo progetto si trovano poche varietà di specie al di fuori di quelle che hanno un ruolo ai fini della trama.

Un lavoro che nel ’77 richiedeva ore di trucco prostetico, animatronic (che dovevano essere costruiti ad hoc e programmati), e computer grafica oggi richiede una mappatura dell’attore e molte meno ore computer di grafica rispetto al passato, solo per questo ci si chiede se la scelta sia solo una cifra stilistica (opinabile per quanto mi riguarda) o solo pigrizia che snatura un franchise da centinaia di milioni di dollari. Forse è solo un dettaglio inutile, ma quando ci si fa caso diventa straniante per il contesto del film che si sta guardando.

Nonostante questo piccolo e puntiglioso appunto il film è degno di esistere, sicuramente più della trilogia sequel uscita tra il 2015 e il 2019; Pedro Pascal, nonostante indossi l’elmetto per tre quarti del film, interpreta il Mandaloriano magistralmente reggendo quasi in solitudine il film intero. C'è una narrazione nuova che permette di esistere ed elaborare gli avvenimenti senza fretta o paura di perdere il ritmo incalzante; un bell’otto su dieci per questo spin-off che merita di essere visto al cinema.