C’è chi usa una parolaccia per nascondersi dietro un personaggio. E poi c’è chi la trasforma in un grido di battaglia.
Maurizio Sbordoni appartiene alla seconda categoria: un tipo umano che sembra muoversi sul confine sottile tra lucidità imprenditoriale e caos controllato, tra provocazione e ostinazione assoluta. Uno capace di insultare con eleganza un intero sistema editoriale, ma anche di costruirsi da solo, pezzo dopo pezzo, dedica dopo dedica, lettore dopo lettore, una comunità che quel sistema ha smesso perfino di vedere. Dietro il nome “Stocazzo Editore”, infatti, non c’è soltanto un provocatore compulsivo o un autore rancoroso. C’è uno scrittore che ha capito prima di molti altri quanto l’editoria fosse diventata distante dai libri e vicina soltanto alle sue liturgie vuote fatte di presentazioni vuote, firmacopie alienanti e telelibri. Invece di adattarsi, ha scelto la soluzione più folle: fare tutto da sé.
Dal 14 al 18 maggio 2026 farà il suo One Man Show al Salone del Libro di Torino a vendere e autografare libri, a parlare con tutti i visitatori che si accosteranno al suo stand. Con questa intervista chi pensa che sia un ibrido tra Wanna Marchi e Gianfranco Funari viene puntualmente smentito. Sbordoni è inclassificabile. O forse nessuno ancora c'è riuscito.

Cos'è la Stocazzo Editore? Com'è nato questo progetto?
La Stocazzo Editore è nata in un pomeriggio del giugno 2020, anche se ha avuto una gestazione più laboriosa e lenta. Probabilmente ha emesso il primo vagito l'anno del mio esordio editoriale, nel 2013. Da subito ho capito che con il mondo editoriale avevo poco da spartire. Quando fu il momento, come da prassi, di scrivere i ringraziamenti finali per il libro pubblicato, rigurgitai i "non ringraziamenti": le persone che non dovevo ringraziare perchè non avevano avuto alcun merito per l'uscita del libro.
Non era una boutade, una scelta provocatoria, ma naturale. Non capivo allora come non capisco adesso perché l'autore dovesse sempre ringraziare il mondo e invece a lui, l'unico nella filiera editoriale senza il quale non ci sarebbe il prodotto libro, non lo ringraziava mai nessuno.
Ricevetti molte critiche per quella scelta.
La mia editor dell'epoca si offese quando non si vide citata su carta, e un noto autore di narrativa mi scrisse una e-mail di fuoco. "Con quella scelta" scrisse "dimostri solo di essere un rompipalle. E con un rompipalle non ci vuole avere a che fare nessuno."
Sorrisi e pensai: meglio così.

Non ha avuto paura di non venir preso sul serio, con un nome del genere?
No, mai. Non si viene mai presi sul serio, come autori, durante il percorso tradizionale, anche se gran parte della colpa non è dei singoli protagonisti della filiera, ma di come è strutturato il mondo editoriale. Sapevo che il nome avrebbe fatto discutere, ma avevo bisogno di un'idea forte che mi aprisse un varco nella comunicazione, fermo restando che poi la parola passa al libro.
È sempre lui che comanda.
La sua esperienza con le case editrici quindi mi pare di capire non è stata positiva?
Lei giudicherebbe positiva una duplice esperienza in cui, in entrambi i casi, vede il suo libro amato, apprezzato e letto, e poi non guadagna un euro per questo? Che poi, non guadagnare è un eufemismo. Considerato cosa deve fare, al giorno d'oggi, l'autore per avere un minimo di spazio in questa giungla folle che alla fine penalizza solo il lettore, direi che la remissione di un mucchio di denaro è certa. Eppure l'autore non dovrebbe fare impresa, come è possibile rimetterci del denaro? E invece in questa penuria di editori, tranne pochissime eccezioni legate a un numero ristretto di autori, allo scrittore viene chiesto di tutto: dal marketing alla vendita porta a porta, dalle presentazioni sparse in luoghi ameni alla correzione ed editing dei testi.
Al mio ultimo editore ho chiesto: se vuole, le vengo a rispondere anche al telefono. Pro bono, ovviamente. Non ha riso. Il mondo editoriale non ha uno spiccato senso dell'umorismo.
Ha subito ostracismo?
No, la parola ostracismo non è adatta. Direi che per una serie di motivi economicamente incomprensibili, si fanno ostracismo da soli.
Scelte economiche dissennate, politiche miopi. Eppure la maggior parte del denaro che spende un lettore entra nelle loro tasche, non nelle tasche degli autori. Le dico solo, per farle un esempio tra decine, che nel momento di massima richiesta del mio libro Stavo soffrendo ma mi hai interrotto uscito nel 2013, dopo 40 giorni eravamo già alla terza ristampa e si stava innescando quel bizzarro fenomeno (adesso nelle librerie impossibile da verificarsi) del "passaparola". Io lo leggo e mi piace e ne parlo a te che lo leggi e ti piace, eccetera. Bene, esattamente in questa fase, il distributore della mia casa editrice è andato in ferie per due mesi, interrompendo questo domino di passione.
Era agosto, e io in quanto autore non ero potuto andare in ferie, dovendo rispondere a centinaia di e-mail di lettori che avevano ordinato un libro che mai sarebbe arrivato. Be', se lei mi chiede la mia opinione in merito, non ne ho una. Non so rispondere alle cose che non hanno un senso, da qualsiasi angolazione le si guardi.
Si guadagna di più in solitaria o con una struttura dietro?
Guardi, in linea teorica, in nessuno dei due casi. Il dio delle arti ha creato l'artista con un grande senso estetico, ma molto carente dal punto di vista pratico. Se si vuole guadagnare, temo sia più proficuo fare il calciatore o il costruttore, non certo lo scrittore o l'editore. E poi, in chi scrive, mai deve essere il guadagno la meta. Si immagini di avere un campo sterminato di fronte a lei, e dallo stesso riesce a intravedere un filo fluorescente.
Se sarà fortunato, persistente, talentuoso, quel filo luminoso la porterà a un tesoro. E il tesoro non sono le recensione, la celebrità o il denaro che potrebbe arrivare dal suo lavoro. Il tesoro è il libro.
Il primo libro della collana uscito per Stocazzo Editore si intitola Pococondriaco: ce ne parla? Come sta andando?
Pococondriaco sta andando anche troppo bene. Il titolo nasce da un neologismo di mio padre, secondo cui anche quando si parla di una nevrosi che enfatizza i sintomi, l'ipocondria, io di quella cosa ho “poco” (il titolo starebbe per poco- ipocondriaco). Mio padre mi ha sempre reputato un mezzo scemo, più o meno. Una volta disse, riferendosi alle mie qualità imprenditoriali: se Maurizio vendesse bare, la gente smetterebbe di morire.
Il senso dell’umorismo credo di averlo preso da lui. Riguardo al libro, la cosa straordinaria è stata la risposta dei lettori. Ho chattato con migliaia di persone negli ultimi due mesi, e la foto che ho nella camera per nulla oscura della mia mente è di un paese curioso, appassionato, innamorato dei libri.
Tutto il contrario di quello che racconta il mondo editoriale. Anche perché Pococondriaco è fuori dai canali tradizionali, si può avere esclusivamente scrivendo alla e-mail della pagina Facebook della Stocazzo Editore, e arriva direttamente a casa con dedica e autografo del sottoscritto, vergata a mano. Proprio ieri una mia amica mi ha suggerito che ho autografato e dedicato più libri io negli ultimi 30 giorni che il 95% degli autori in tutta la loro vita.
E forse ha ragione. Mi permetta di dire un'ultima cosa, riguardo a Pococondriaco: il periodo economico complicato che sta attraversando oramai da decenni il nostro Paese, mi ha aperto uno squarcio sulle difficoltà reali degli italiani. E allora quando sono certo, come mi dicono, che vorrebbero leggere Pococondriaco ma proprio non possono spendere i 16 euro richiesti per il libro, io glielo mando in dono.
Avere priorità diverse, aver smesso di comprare libri e arrivare a fine mese con grande sacrificio e fatica, non sono mai motivi sufficienti per non leggere un libro della Stocazzo Editore.
Qual è lo stato attuale del mondo editoriale e delle librerie?
Disastroso. La maggior parte sono ipermercati dove vendono di tutto, dai viaggi esotici alle agende trendy, in cui mancano solo le due cose fondamentali per vendere un libro: bei libri e qualcuno che, con passione e amore, ti indirizzi nella scelta.
In fondo tu, lettore, gli stai affidando un pezzetto di vita.
Chiedi a quel libro di intrattenerti in maniera intelligente, di farti pensare, o solo di farti trascorrere qualche pomeriggio con il sorriso sulle labbra.
E a chi lo stai chiedendo?
A commessi spesso spaesati, scoglionati, che a qualsiasi domanda rispondono con uno sguardo vacuo, assente. Non hanno neanche idea di dove siano. Alle volte vorrei gridarlo a squarciagola, io lettore maniacale da quando sono bambino: siamo in una libreria! Siamo nella casa naturale dei libri!
Senza pensare al fatto che l'80% dei libri “imposti” dal mondo editoriale sono scritti da persone che nulla hanno a che fare con la letteratura: chef, calciatori, cantanti. Il passepartout per essere pubblicati è solo l'essere famosi, anche come giocatore di Subbuteo, non importa. Se sei il migliore al mondo a schiacciar zanzare al volo con una racchetta da Paddle e vuoi scrivere un libro, in quel mondo hai le porte spalancate.

In realtà, però, la Stocazzo Editore non è registrata alla Camera di Commercio e dunque non è un vero editore. Ci spiega meglio?
La Stocazzo Editore non è registrata alla camera di commercio perché nel nostro Paese non è possibile registrare marchi o società contenenti parole contrari alla morale e al pubblico decoro (che poi, è una parolaccia di uso comune, e io da autore ho l'obbligo di scrivere come parla la gente), ma combatterò per fare in modo che quel nome appaia anche nelle carte ufficiali. Per adesso, l'editore sono io, Maurizio Sbordoni, registrato alla camera di commercio come società uninominale.
Ma quando mi chiedono come si chiama la tua casa editrice, rispondo sempre a tutti, fiero: Stocazzo Editore. Quella parolaccia nasce dal fatto che ogni volta che qualcuno si complimentava con il sottoscritto al sentire i nomi altisonanti con cui avevo appena pubblicato, io mentalmente gridavo se, stocazzo, pensando al fatto che avevo dovuto fare tutto io, senza guadagnare un euro. Stocazzo Editore. Lei pensi alla situazione editoriale italiana.
Suona bene, o no?