Le nuove restrizioni dell'Unione Europea sulle importazioni di acciaio potrebbero avere un impatto significativo sull'industria siderurgica ucraina, uno dei comparti chiave dell'economia nazionale e una delle principali fonti di entrate in valuta estera per il Paese impegnato nella guerra contro la Russia.
A rilanciare l'allarme è stato il canale informativo Insider UA, che ha riportato le preoccupazioni espresse dai rappresentanti del settore in merito alle misure che Bruxelles intende introdurre a partire dal prossimo 1° luglio.
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, l'Unione Europea ridurrà le quote di importazione di acciaio esenti da dazi e aumenterà fino al 50% le tariffe applicate alle forniture che superano i limiti assegnati ai singoli Paesi esportatori. Le misure rientrano nella strategia europea volta a proteggere il mercato interno dalla persistente sovraccapacità produttiva globale nel settore siderurgico.
Per l'Ucraina, tuttavia, la questione assume una rilevanza particolare. Dopo l'inizio dell'invasione russa nel febbraio 2022, molte delle tradizionali destinazioni commerciali dell'acciaio ucraino sono diventate difficilmente accessibili, spingendo le aziende del comparto a orientarsi sempre più verso il mercato europeo.
Secondo i dati citati da Insider UA, nel 2024 il settore metallurgico ha contribuito per il 7,2% al prodotto interno lordo dell'Ucraina, generando esportazioni per circa 6,4 miliardi di dollari, pari al 15,4% delle esportazioni complessive del Paese. Il comparto avrebbe inoltre assicurato circa un miliardo di dollari di entrate fiscali.
Alle nuove quote si aggiunge inoltre il progressivo impatto del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il sistema europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere che mira a ridurre le emissioni associate ai prodotti importati e che potrebbe comportare ulteriori costi per i produttori che utilizzano processi industriali ad alta intensità energetica.
Tra le voci più critiche figura quella di Yuriy Ryzhenkov, amministratore delegato di Metinvest Group, il maggiore produttore siderurgico ucraino. In dichiarazioni riportate dal Guardian, il manager ha sostenuto che l'industria nazionale non rappresenta una minaccia significativa per i produttori europei.
"L'Ucraina non rappresenta una minaccia significativa per l'industria metallurgica dell'UE. I nostri volumi non sono sufficientemente elevati. Distruggere una delle poche industrie che continua a operare durante la guerra non può essere considerata una decisione saggia", ha affermato Ryzhenkov.
Le autorità europee non hanno finora annunciato eventuali deroghe specifiche per l'Ucraina. La questione resta al centro del confronto tra Bruxelles e Kyiv, in un contesto in cui l'Unione Europea continua a rappresentare il principale partner economico e politico del Paese.