L'ultimo grande affresco di Emmanuel Carrère: la Storia rinasce dalle ceneri di una famiglia

Dal funerale della madre Hélène a un'Europa in frantumi, il nuovo capolavoro dello scrittore francese è un'epopea intima da Nobel

L'ultimo grande affresco di Emmanuel Carrère: la Storia rinasce dalle ceneri di una famiglia

Quando siamo bambini amiamo i nostri genitori, crescendo li giudichiamo, e poi, con un po’ di fortuna, li perdoniamo. Questa citazione da Oscar Wilde potrebbe essere la cifra riassuntiva dell’ultimo romanzo dello scrittore francese Emmanuel Carrère, ma condensare le oltre quattrocento pagine del suo libro in una proposizione è riduttivo oltre che impervio. Perché la vicenda dei suoi genitori e della famiglia Carrère-d’Encausse affonda nel cuore dell’Europa attraversando più di due secoli passando anche per l’Italia, decenni di peripezie, rovesci economici, nobili decaduti, ricchezze dilapidate mentre la cartina dell’Europa cambia, i regimi e le ideologie esplodono, le guerre cessano.

Ma proprio quando sembra che stia per scoppiare la pace definitiva e il benessere in tutto il mondo arrivano Putin, Trump e il turbocapitalismo dei brand che inghiotte le vicende dei protagonisti. Quando la Storia sembrerebbe finita, ricomincia. La parola giusta per definirli è apolidi, anche quando acquisiscono una cittadinanza lasciando quella di nascita o decidendo di stabilirsi in un paese (nel caso della madre Hélène quella francese ma era nata in Georgia) restano prigionieri della loro inquietudine.

La narrazione si apre con il racconto del funerale della madre, segretaria a vita dell’Accademia di Francia, scomparsa a più di novant’anni nel 2023. È l’attivatore che Carrère incosciamente aspettava per tentare di fare pace con sé stesso e mettere ordine nella sua vita, tirando i fili, scavando nei cassetti di famiglia collocando ogni oggetto nella sua casella della memoria. L’autore è spietato con i crimini del Comunismo sovietico e con ogni forma di dittatura, ironico quando racconta il presidente Macron che non suda anche quando ci sono quaranta gradi. E poi ci sono oligarchi, spie, russi che piangono perché non potranno più acquistare un telefono marca Apple e scopini del cesso in oro massiccio.

Dopo aver vagato anche nei cimiteri di mezza Europa decifrando lapidi sbiadite alla ricerca delle proprie origini la memoria del padre comincia a deteriorarsi, non prima di aver donato al figlio una scatola di legno. Anche se smettesse di scrivere dopo questa opera, solo per averla portata a compimento, Carrère merita il prossimo nobel per la letteratura senza se e senza ma.