Nel cuore di Via della Frezza, tra le strade dove il lusso romano incontra la tradizione artigiana italiana, siamo andati a trovare Amalia nel suo negozio YLAMA’, un progetto che racchiude l’essenza più autentica del Made in Italy. Non solo design o accessori, ma un racconto personale trasformato in materia, dettagli e manifattura. In un momento storico in cui il valore dell’artigianato italiano rischia spesso di essere sacrificato alla velocità e alla produzione seriale, realtà come YLAMA’ riportano al centro la qualità, la cura del particolare e il rapporto umano con chi crea. Dietro ogni pezzo c’è una storia fatta di memoria, identità e mani esperte: un dialogo continuo tra visione creativa e maestria artigiana che rappresenta una delle forme più profonde e contemporanee dell’eccellenza italiana.
Chi era Amalia prima che nascesse YLAMA’?
Prima di YLAMA’ sono stata una bambina curiosa e creativa, cresciuta con i miei nonni.
Mia nonna mi ha trasmesso il valore del fare con le mani, del lavoro paziente e dell’eleganza quotidiana, mentre mio nonno mi ha insegnato a guardarmi dentro senza paura e a non rinunciare mai ai miei sogni. Sono stati loro a formarmi nel modo più profondo.
In quale momento della tua vita è davvero nato il progetto?
YLAMA’ è nata quando sono rinata io. Il nome è semplicemente Amalia al contrario, con l’accento sulla A come mi chiamavano da bambina, Ama’, un suono che per me significa casa e infanzia condivisa con i miei quattordici cugini.
Il progetto nasce in un periodo buio della mia vita, quando mi sentivo persa, infelice e vulnerabile. Avevo appena perso mio nonno, la persona più importante per me, l’unico che riusciva a leggermi dentro davvero. Sapeva tutto di me, dal lavoro agli amori, ed era il mio punto di riferimento.
Facevo l’avvocato, una professione per cui avevo studiato, ma che non mi rendeva più felice. Lui mi chiamava ogni pomeriggio alle 16 e dal mio pronto capiva subito come stavo. Quando è mancato il mio mondo è crollato, ma proprio in quel momento è scattato qualcosa. Ho lasciato tutto per inseguire il mio sogno, quella di una bellezza non per forza convenzionale, e da quella scelta è nata YLAMA’.
Che cosa significa per te bellezza non convenzionale?
Per me la bellezza non convenzionale è una questione di proporzioni e dettagli. Sono perfezionista e molto attenta a ciò che osservo. Un oggetto o una persona possono non essere perfetti secondo gli standard, ma se hanno equilibrio, carattere e cura dei particolari diventano invincibili.
Quanto del tuo passato vive in ogni oggetto YLAMA’?
Tutto il mio passato vive in ciò che creo. Ogni oggetto mi riporta a ciò che sono stata e a ciò che sono diventata. Credo profondamente che gli oggetti che scegliamo di portare con noi raccontino chi siamo, per questo penso che sia necessario circondarsi di bellezza, perché ciò che ci circonda ci modella.
Come nasce concretamente un pezzo YLAMA’?
Nasce dall’idea di reinterpretare un oggetto caro del mio passato e trasformarlo in un oggetto di design contemporaneo, realizzato con materie prime pregiate e pensato per la quotidianità. È un processo di confronto continuo tra me, mio fratello, che ha una personalità molto creativa ed estrosa, e gli artigiani che con la loro esperienza danno forma concreta all’idea. Ogni pezzo diventa così un frammento di storia unica.

Che rapporto hai con gli artigiani che collaborano con te?
Il nostro è un rapporto di condivisione, stima e rispetto reciproco. Lavoriamo insieme con la stessa cura e lo stesso cuore. Io porto la visione e loro portano la sicurezza tecnica e la maestria delle mani. Insieme cerchiamo sempre di fare meglio.
Chi immagini quando pensi a chi indossa YLAMA’?
Penso a una persona forte e sicura di sé, con un gusto minimalista, qualcuno che si senta completa anche semplicemente indossando il proprio pezzo YLAMA’.
Qual è stata la sfida più difficile del tuo percorso?
La sfida più dura è stata all’inizio, quando ho deciso di stravolgere la mia vita e lasciare la professione di avvocato per intraprendere un cammino sconosciuto ma profondamente familiare.
Oggi la sfida continua, perché è il momento della prova definitiva, quello in cui le persone stanno iniziando davvero a scoprire e conoscere il prodotto.
Come immagini YLAMA’ tra dieci anni?
La immagino come un punto di riferimento per chi cerca qualità, creatività e autenticità, un marchio riconoscibile per la sua identità forte e coerente.