In Italia il consumo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato continua a crescere, soprattutto tra i più giovani. In quattro anni la quota di utilizzatori è quasi raddoppiata: dal 3,9% del 2021 al 7,4% nel 2025, con un picco tra i 18 e i 34 anni dove si arriva al 16,5%.
È su questo scenario che si inserisce la campagna "5 euro contro il fumo", una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di cinque euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. In poco più di tre mesi sono state raccolte 40mila firme, l'80% della soglia necessaria per portare il testo in Parlamento. L'iniziativa è promossa da AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Umberto Veronesi, insieme alla Fondazione AIOM.
L'idea alla base è semplice: usare il prezzo come leva diretta per ridurre i consumi. Secondo le stime dei promotori, un aumento di cinque euro potrebbe portare a un calo del 37% del consumo complessivo. Un impatto confermato dall'esperienza di altri Paesi europei. In Francia, tra il 2017 e il 2025, il prezzo medio è passato da 7,05 a 13 euro e la quota di fumatori adulti è scesa dal 27% al 18%. In Irlanda, nello stesso periodo, il prezzo è salito oltre i 15 euro con una riduzione simile dei consumatori.
In Italia i numeri restano alti: circa 10 milioni di fumatori e 93mila morti l'anno legati al tabacco. Ma il fronte sanitario insiste soprattutto su un punto: le sigarette elettroniche non rappresentano una vera alternativa. Secondo AIOM e Fondazione AIRC, la maggior parte degli utilizzatori di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è già fumatore tradizionale e un giovane su cinque inizia proprio da questi prodotti. Nel mirino c'è anche il consumo combinato, che secondo gli oncologi aumenta in modo significativo il rischio di tumori polmonari rispetto al fumo tradizionale da solo.
La proposta si inserisce così in un dibattito sempre più centrale sulla prevenzione: l’uso del prezzo come strumento di salute pubblica, già adottato in diversi Paesi europei, e il suo impatto sulle abitudini di consumo e sulle politiche sanitarie.