Arriva in Italia con quasi tre decadi di ritardo, quando quasi tutti i protagonisti delle vicende di cui si parla sono passati a miglior vita, una pietra miliare del giornalismo storico e d'inchiesta: "La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l'immaginario europeo" di Frances Stonor Saunders. La giornalista, scrittrice e documentarista inglese nel volume rivelava per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti con un uso spregiudicato dell'Agenzia e con un fiume di dollari, sostenessero e orientassero una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l'influenza sovietica per orientare e influenzare il dibattito intellettuale. L'Italia per la sua posizione geografica strategica fu uno degli obiettivi primari delle iniziative degli agenti americani.
Quando uscì in Gran Bretagna nel 1999, poi negli Stati Uniti l'anno successivo, la stampa italiana lo accolse quasi ignorandolo. Giovanni Fasanella, nella prefazione a questa prima edizione italiana, definisce senza perifrasi questa reazione "meccanismo di rigetto". Chi non poteva fare finta di nulla tentò di silenziarlo accusandolo di puritanesimo. Nessun editore si fece avanti per acquisirne i diritti e tradurlo. Per quasi trent'anni nel nostro Paese il libro circolò solo come mera citazione di una fonte bibliografica. La maggior parte della cultura europea del dopoguerra, le riviste letterarie, i festival musicali, le mostre d'arte, persino certi filosofi e premi Nobel, era sostenuta economicamente in segreto dalla CIA.
Non come voce di corridoio, non come dietrologia da bar, ma come fatto accertato e documentato, ricostruito nome per nome, fondazione per fondazione, assegno per assegno, cifra per cifra in lire dell'epoca. Questo è precisamente quello che dimostra Frances Stonor Saunders nel suo lavoro monumentale. Il cuore del libro è che la vita culturale nell'Europa post-bellica era finanziata in segreto dalla CIA attraverso una rete di fondazioni filantropiche e prestanome. Il nome in codice dell'operazione era "packet".

Il braccio visibile era il "Congresso per la libertà della cultura", fondato a Berlino nel 1950 per contrastare l'influenza sovietica. Il metodo non era la propaganda dei manifesti sui muri, ma quello che Arthur Koestler definì "mezze verità": l'orientamento dei salotti culturali, delle riviste, delle carriere nella pubblica amministrazione.
Frances Stonor Saunders non è una dietrologa, è una storica e giornalista britannica che ha lavorato su fonti primarie desecretate, documenti d'archivio CIA, testimonianze dirette e materiali dell'epoca. Le citazioni nel libro sono documentate e verificabili. Fasanella lo definisce "una poderosa e inconfutabile ricostruzione".
Il capitolo che riguarda l'Italia conferma quello che sempre in parecchi avevano sospettato. Partendo dalla riunione di Berlino del luglio 1950, in cui venne fondato il 'Congresso', era presieduta da Benedetto Croce e preparata dallo scrittore Ignazio Silone. Altiero Spinelli, fondatore del Movimento federalista europeo, era tra i delegati italiani. La sezione italiana includeva Adriano Olivetti e Mario Pannunzio. E la rete si estendeva alle riviste che hanno formato la cultura laica italiana del dopoguerra: Il Mondo, Il Ponte, Tempo Presente, finanziate direttamente o indirettamente attraverso i fondi della CIA.
Le pagine sui salotti romani sono quelle in cui le vicende italiane italiane emergono con più forza. Marguerite Chapin Caetani, mecenate americana legata agli ambienti dei servizi americani, dirigeva da palazzo Caetani la rivista Botteghe oscure, che promosse il meglio della letteratura italiana del Novecento: Calvino, Moravia, Pasolini, Carlo Levi, Attilio Bertolucci. Suo genero era un ex ufficiale dei servizi segreti alleati specializzato nella guerra psicologica. Elena Croce, figlia di Benedetto, collaborava con lei e selezionava gli intellettuali "con cui valeva la pena di parlare". Il marito di Elena, Raimondo Craveri, agente dei servizi partigiani, indicava all'ambasciata americana i politici ritenuti affidabili. La loro residenza era frequentata da Henry Kissinger e dal giovane Gianni Agnelli e dominata dalla figura di Raffaele Mattioli, fondatore di Mediobanca, di cui gli americani si fidavano al punto da discutere con lui i piani per la ricostruzione già nel 1944.

"Alcuni di loro certamente sapevano che il Congresso era una creatura della CIA, scrive Fasanella nella prefazione, altri lo intuivano, ma preferivano evitare di approfondire l'argomento. Altri ancora, probabilmente, ne erano ignari".
Il punto non è che la CIA finanziò il mondo della cultura per combattere il Comunismo sovietico. Il tema è che lo fece, forse nella maggior parte delle circostanze, all'insaputa degli stessi intellettuali coinvolti, e che questi intellettuali divennero così armi di una propaganda sofisticata.
Il volume è dotato di un pregevole indice dei nomi e di alcuni documenti riprodotti dagli originali.
FRANCES STONOR SAUNDERS
"La guerra fredda culturale
Come la CIA ha influenzato l'immaginario europeo"
FAZI EDITORE 2026