Per la prima volta appare in lingua italiana un libro che tutti quelli che a vario titolo, scrittori-giornalisti-criminologi-sociologi, affollano i casi di cronaca nera nazionale dovrebbero leggere e studiare. Anzi andrebbe imposto come testo obbligatorio nelle scuole di giornalismo (ammesso che servano davvero a qualcosa e che il mestiere non si impari solo sul campo: “giornalista è chi il giornalista fa” sentenziò una volta interrogato in merito Indro Montanelli).
La trama ridotta all’osso è presto riassunta, uno scrittore in difficoltà economica si accorda con un uomo accusato di un omicidio consumato sul finire dei Sessanta, detenuto in carcere in attesa del giudizio definitivo accettando di scrivere la sua biografia e dividendo con lui momenti di vita, parole, esperienze. L’uomo viene condannato e il libro che ne risulta non lo soddisfa per nulla.
Quello che avrebbe dovuto essere il volume del suo riscatto si è trasformato in un atto d’accusa che lo dipinge come uno psicopatico omicida. Per il detenuto non resta che tentare di trascinare lo scrittore in tribunale con un’accusa inusuale. Se avesse o no il diritto di cambiare parere strada facendo oppure se si è trattato di un tradimento preparato a tavolino. Qui si inserisce l’autrice (in forza al The New Yorker) con la sua penna che accetta di raccontare la storia dello scrittore querelato, ripercorrendo la vicenda a ritroso e leggendo tutte le carte, sia quelle dell’omicidio che il materiale servito a scrivere il libro.
Emanuele Carrère ha firmato una postfazione scolpita nella pietra alla quale si può solo aggiungere che, dopo essere arrivati all’ultima pagina, forse si comprende perché a una richiesta di intervista il cittadino americano medio risponde spesso con un laconico “no comment”. E perché i social con la loro "spontaneità" live del telefono che acchiappa e filma tutto senza mediazione alcuna stanno vincendo.
JANET MALCOLM
Il giornalista e l’assassino
ADELPHI EDITORE 2026
Il giornalista e l’assassino: quando la cronaca mette sotto accusa se stessa
Un libro che smonta il mito dell’intervista e mette sotto accusa etica e responsabilità del giornalismo